La crisi morde, le famiglie bussano in Comune
Quarantatre i singoli e i nuclei famigliari che hanno ottenuto il "buono anticrisi": un terzo delle persone non aveva mai chiesto aiuto. Ma la perdita del lavoro e la fine della cassa integrazione pesano
La crisi travolge anche tante esistenze normali, sconvolge i progetti di vita di giovani e famiglie. Succede così anche a Samarate e lo dimostrano i dati dei contributi del “buono anticrisi” varato dal Comune, dal valore complessivo di 27mila euro. Su quarantadue famiglie aiutate, oltre un terzo (quindici) non aveva mai fatto alcuna richiesta di aiuto ai servizi sociali. Padri e madri che di fronte ad una lettera di licenziamento, al mutuo da pagare, alla prospettiva di non trovare in tempi brevi un nuovo lavoro, hanno deciso di chiedere aiuto. «Ma questi casi sono solo la punta dell’iceberg» spiega l’assessore ai servizi alla persona Paolo Bossi. Per questa ragione l’amministrazione ha già deciso di stanziare 25mila euro per un nuovo bando, che sarà aperto in primavera.
Nei mesi di novembre e dicembre sono state presentate cinquantasette domande. I casi ammessi al contributo una tantum sono stati quarantatré: trentuno ordinari e
dodici straordinari, valutati cioè con attenzione, come casi particolari, da una apposita commissione. «Abbiamo distribuito 18mila euro per i casi ordinari e 9mila per gli straordinari. Il primo requisito era la grave difficoltà della situazione lavorativa: ventotto sono i casi di disoccupazione senza ammortizzatori sociali, otto di cassa integrazione, tre di lavoratori in mobilità. A questi si aggiungono un disoccupato con ammortizzatori e tre artigiani, lavoratori autonomi, che hanno dovuto chiudere l’attività per gravi difficoltà legate alla crisi. «Una particolarità che abbiamo è previsto per la prima volta in un fondo anticrisi» nota Bossi. La crisi insomma, colpisce davvero tutti, ma soprattutto chi, precario o lavoratore autonomo, non ha diritto ad alcun sostegno che lo accompagni verso una nuova occupazione. La fascia di età più colpita è quella tra i 30 e i 39 anni, con quasi la metà del totale delle richieste.
Se una parte delle persone aiutate avevano già situazioni di difficoltà precedenti alla crisi, molti hanno bussato per la prima volta alla porta del Comune. Cè il padre di famiglia di mezza età, con due figli adolescenti, che ha perso il lavoro e si è ritrovato con arretrati d’affitto che esponevano la famiglia al rischio di sfratto. E c’è anche la coppia di sposi giovanissimi che alle prese con grandi difficoltà lavorative rischiavano di dover mettere tra parentesi un progetto di vita già avviato. Tra gli elementi innovativi del bando samaratese c’è anche la funzione sociale a favore della collettività: i beneficiari dei contributi, rimasti disoccupati, si impegnavano a svolgere lavori a favore della città: «Hanno dato il loro apporto nella pulizia e nella ritinteggiatura di alcuni spazi, ma anche in servizi di accompagnamento. Il volontariato per la comunità è un valore aggiunto di questo bando» spiega Bossi.
La realtà emersa è solo «la punta dell’iceberg», spiega Bossi. «Il bando si è dimostrato adatto alla realtà, ha intercettato il bisogno». Il fatto che sia rimasto aperto solo due mesi potrebbe aver però impedito ad alcune famiglie in difficoltà di venire a conoscenza. E per questo l’amministrazione ha già deciso di aprire un secondo bando, per cui sono stati riservati, nella bozza di bilancio, 25mila euro. Il bando sarà varato probabilmente entro la prima metà di aprile, dopo l’approvazione del bilancio, e durerà tre mesi. Quanti ai canali informativi, si punterà sugli annunci murari, sulla rete associative e sulle parrocchie. «La problematica – conclude il sindaco Vittorio Solanti – è molto sentita: nell’arco di due mesi abbiamo ricevuto un numero di richieste pari a quelle presentate nei quattro anni precedenti. Per questo l’obbiettivo è aumentare lo stanziamento per il prossimo bando».
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