Raul Cremona “Vedrete il mio lato romantico e bambino”
Si intitola "Prestigi" il nuovo spettacolo che Il popolare prestigiatore e cabarettista, da anni colonna di Zelig, porterà in scena al teatro di Varese venerdì 23 marzo 2012
Si intitola "Prestigi" il nuovo spettacolo che Raul Cremona porterà in scena al teatro di Varese domani, venerdì 23 marzo 2012. Il popolare prestigiatore e cabarettista, da anni colonna di Zelig, punta da sempre sull’ironia e sul gioco per i suoi personaggi rozzi, buffi ma anche un po’ poetici e giocherelloni. Sarà in particolare quest’ultima vena a prevalere in scena, in uno spettacolo che lo vede protagonista insieme all’attore Gianluca Beretta, in arte Felipe, e il musicista Marco Castelli, in arte Omar Stellacci. «Come sempre, l’idea dello spettacolo è “alla Raul Cremona” – spiega l’artista – C’è cabaret, magia, teatro. Non si può mai fare una differenziazione netta tra i generi, e questo è un vantaggio dello stare in scena: la televisione ha un meccanismo riduttivo di questa contaminazione, che al contrario il teatro rende più facile. In questo spettacolo però c’è una nuova dimensione più musicale, più romantica, più da prestigiatore: qui si vedrà l’innamorato del palcoscenico, quello che vivrebbe lì».
Lei è un personaggio televisivo tra i più noti ma sembra di capire che è il teatro, la sua dimensione…
«Con la dimensione teatrale, sto recuperando quella completezza e maturazione naturale che mi mancavano, dopo tanti anni di televisione. E’ una fortuna farla, per l’amor di Dio, ma sta stretta. A teatro vedrete un Raul Cremona diverso»
E’ vero che la televisione cannibalizza il teatro, ma è anche vero che potrebbe, attraverso i suoi personaggi, riuscire a rivitalizzarlo. Cosa ne pensa?
«Che è un cane che si morde la coda. Io per fare teatro ho dovuto fare televisione, per esempio…
La verità è che il “teatro popolare” non esiste più: ci sono grandi soldi da investire su classici e produzioni “sicure” e basta. Il teatro è un lusso che si possono permettere in pochi: io me lo posso permettere. Però mi costa…»
La crisi del teatro è una questione di soldi?
«No, non è solo una questione di soldi. E’ anche una questione di povertà culturale. La televisione ha instillato nel pubblico la sua dimensione sia temporale che comica, e ha abbassato il livello generale»
Quando c’è un cabarettista "televisivo" spesso il teatro si riempie di famiglie. Ma non sempre sono spettacoli adatti a tutti… Il suo com’è?
«Assolutamente adatto. Non c’è mai volgarità, come non ce n’era nei miei personaggi televisivi, anche i più forti. I bambini vengono e scoprono il mio lato infantile e la magia del gioco di prestigio. Nello spettacolo del resto io sono un Houdini che fa solo pasticci: faccio sparire carte di credito e bancomat, poi li faccio riapparire. Torno, insomma alle mie radici di mago, mostrando le mie radici, e la mia parte legata al gioco e alla magia».
In fondo, lei ha avuto anche il pregio di dare nuova vita a una disciplina spettacolare, come quella della prestidigitazione, destinata magari a diventare obsoleta…
«La prestigiazione ha avuto momenti storici e epoche diverse: si è passati dal prestigiatore classico a quello “da salotto” di Binarelli. Io in effetti ho portato una terza fase: quella del prestigiatore che fa ironia su se stesso. Un metodo che è in sintonia con il pubblico di oggi, e che molti ora utilizzano».
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