Una donna guidava la banda
Trentenne ben nota alle forze dell'ordine, rubava lei stessa ma dirigeva anche le varie attività della banda: molto giovani, pregiudicati ma senza legami con i gruppi criminali locali
Erano tutti "pesci piccoli", ma erano diventati una vera banda: il gruppo di ventenni fermato dai carabinieri a Busto Arsizio con arresti e obbligo di firma erano conosciuti per vari reati, ma adesso stavano organizzandosi per bene e ampliando le loro "attività".
I compiti di ciascuno, all’interno del gruppo erano nettamente prestabiliti e questo ha permesso di contestare il reato associativo, in particolare imperniato sulla figura di una donna. Residente a Busto Arsizio, la trentenne (arrestata) ha numerosi precedenti, anche per rapine a mano armata, per questo in passato era stata già sottoposta ad "Avviso Orale": era lei che gestiva la custodia e la rivendita di quanto rubato dagli altri membri del gruppo.
"Regista" della banda, ma non solo: nel caso si presentasse l’occasione, lei stessa non si sottraeva dall’approfittare di ogni occasione per rubare. Un episodio curioso (piccolo, ma significativo) era avvenuto nel corso di un colloquio ai Servizi Sociali di Busto Arsizio, durante uno dei numerosi tentativi di ottenere un aiuto economico dall’Amministrazione comunale: approfittando di un momento di distrazione dell’impiegata, la trentenne le aveva sfilato dalla borsa il portafogli, con denaro e documenti, che nel giro di qualche ora erano stati subito “riciclati” agli altri soggetti del gruppo per le attività di truffa.
Oltre che per la presenza della donna ai vertici, il gruppo si caratterizza anche per la giovane età: non c’è nessun "anziano" nel gruppo e non risultano neppure legami con famiglie storiche di malavitosi presenti a Busto Arsizio. Erano un gruppo di ragazzi, che ha voluto diventare una banda.
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