Addio a Fiorenzo Magni, il “Leone delle Fiandre”
Morto a 92 anni il grande "terzo uomo" ai tempi della rivalità tra Coppi e Bartali. Uno dei pochi che riusciva a batterli. Fu argento ai Mondiali di Varese 1951, vinse la Tre Valli '47
La notte scorsa si è portata via Fiorenzo Magni, 92 anni, campionissimo del ciclismo che fu, famoso per essere il terzo uomo del pedale italiano ai tempi dei miti assoluti Coppi e Bartali. Magni fu uno dei pochi in grado di batterli: più giovane dei due (con un solo anno a separarlo da Fausto) si inserì nella lotta per il primato e riuscì a vincere per ben tre volte il Giro d’Italia: l’ultimo arrivò nel 1955 a 35 anni e da allora nessuno ha superato il suo record di trionfatore più anziano. Imprese accanto al quale vanno messe di diritto quelle colte sui muri del Nord che gli diedero un soprannome bellissimo: Leone delle Fiandre. Magni (foto da Wikipedia) è infatti l’unico corridore capace di vincere per tre anni consecutivi (dal ’49 al ’51) il Giro delle Fiandre, una delle classiche monumento del ciclismo mondiale.
E il campione di Vaiano (poi trapiantato in Brianza) avrebbe potuto conquistare anche il Tour: accadde nel 1950 quando era saldamente in maglia gialla ma si ritirò con il resto della nazionale italiana. Una protesta clamorosa, seguita all’aggressione da parte dei tifosi francesi a Gino Bartali, sul Col d’Aspin; una ferita irrimediabile per Magni che però dimostrò totale attaccamento alla maglia. Fu anche tecnico azzurro, tra il ’63 e il ’66 ma nemmeno da selezionatore riuscì a conquistare l’iride (Adorni fu secondo nel ’64).
La sua carriera è legata anche a Varese: nel 1951 solo la grande volata di Ferdi Kübler gli negò la gioia di vincere il Mondiale con arrivo all’ippodromo delle Bettole, in cui fu secondo. Per tre stagioni – vincenti – invece fu portacolori della Ganna, la squadra fondata e voluta dal primo vincitore della storia del Giro, che era di Induno Olona. Magni a Varese seppe anche vincere: accadde nel 1947 quando fece sua la Tre Valli davanti a Ricci e Thietard. Nel 2011 venne invece insignito del "Mendrisio d’oro", solo una delle tante onoreficenze meritate in una carriera a suo modo irripetibile.
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