Gruppo Ubi, la Fisac Cgil lascia il tavolo delle trattative
La trattativa continua con Fabi, Dircredito, Fiba -Cisl, Sinfub, Ugl‐Uilca. Secondo la Cgil «La riduzione dei costi di 115 milioni di euro è esclusivamente a carico dei lavoratori e da raggiungersi in forma obbligatoria»
I sindacati le chiamano «tensioni occupazionali». L’azienda, il Gruppo Ubi Banca, la chiama ristrutturazione. In mezzo c’è il tavolo di negoziazione dove le parti dovranno dare molte risposte ai tanti punti emersi durante le assemblee con i lavoratori.
Secondo i rappresentanti sindacali di Fabi, Dircredito, Fiba -Cisl, Sinfub, Ugl‐Uilca, la trattativa in atto ha già definito alcuni punti importanti. Si comincia dalla voce prepensionamenti: l’accesso al fondo di solidarietà sarà esclusivamente su base volontaria con un assegno pari all’85% della retribuzione netta. Per quanto riguarda i contratti di solidarietà incentivati (riduzione/ sospensione dell’orario di lavoro sino ad un massimo di 24 mesi con contributo del Fondo) è prevista la volontarietà, contro le 12 giornate pro capite obbligatorie inizialmente prospettate dall’azienda. A fine gennaio è previsto un primo monitoraggio sul risparmio dei costi generato da esodi e contratti di solidarietà volontari. In caso di significative differenze da quanto ipotizzato c’è l’impegno delle parti ad individuare misure adeguate. Prevista anche una riduzione del 20% dei costi della governance di gruppo, delle spese per le auto aziendali ad uso promiscuo, delle consulenze e altre spese amministrative per 45 milioni. Inoltre è stato formalizzato il versamento del 4% dei compensi dei top manager al fondo per l’occupazione. Soluzione definitiva al problema dei distaccati Ubi in Ubiss (Ubi servizi e sistemi) in seguito alla cessione di ramo d’azienda avvnuto del 2007; rinnovo automatico pluriennale dei contratti part time, salvo diversa volontà dei colleghi; divieto per pensionati/esodati di prestare consulenze nel gruppo.
A questo punto, dicono i sindacati, della trattativa restano da definire 4 punti che le organizzazioni sindacali definiscono imprescindibili per dare una risposta adeguata e concreta alla difficile situazione del Gruppo: stabilizzazione di tutti i lavoratori attualmente precari nel Gruppo Ubi e nuove assunzioni di giovani; contrattazione aziendale: l’accordo non deve prevedere alcuna penalizzazione economica rispetto alla normativa ora vigente, con uno specifico impegno di mantenimento dei contratti di secondo livello (accordi aziendali e cia); clausola di salvaguardia, in caso di modifiche pensionistiche, per tutti i
colleghi che aderiranno al prepensionamento; eliminazione delle deroghe al Ccnl (contratto collettivo nazionale di lavoro) proposte dall’azienda.
Martedì notte la delegazione della Fisac Cgil ha abbandonato il tavolo nel pieno della trattativa negoziale per «l’impossibilità di rispettare gli impegni assunti con i colleghi nelle assemblee delle scorse settimane». A quel punto la delegazione della Cgil avrebbe proposto alle altre organizzazioni di sospendere i lavori e di invitare unitariamente l’azienda a ripresentarsi al tavolo di trattativa con una formulazione del testo di accordo che accogliesse effettivamente le richieste sindacali. «Preso atto dell’indisponibilità degli altri sindacati a lavorare nel rispetto del mandato ricevuto dai colleghi – spiega il segretario provinciale Ludovico Reverberi – abbiamo deciso di non procedere in una trattativa che ha quale costante la riduzione dei costi di 115 milioni di euro esclusivamente a carico dei lavoratori da raggiungersi in forma sostanzialmente obbligatoria. Il tutto a conferma integrale degli obiettivi che Ubi si era data all’avvio della procedura in settembre e che il tavolo sindacale aveva unitariamente respinto con la conclusione senza accordo della procedura il 17 ottobre. Il risparmio di costi avrà quale risultato certo la distribuzione di un maggior dividendo agli azionisti e un ulteriore peggioramento delle condizioni economiche e di lavoro dei dipendenti».
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