False fatture e rame rubato, in manette due commercianti di rottami
Arrestati due amministratori della società già nel mirino lo scorso anno per una frode da 50milioni di euro. Le false fatture consentivano di abbattere le tasse e di acquistare "in nero" rottami di dubbia provenienza
La Guardia di Finanza ha arrestato due amministratori di una società che commercia rottami a Solbiate Arno, già toccata nella scorsa estate dall’operazione Iron Cash, che aveva smascherato una truffa basata su false fatturazioni. I due amministratori sono finiti in manette per reiterazione del reato, dopo che gli uomini della Compagnia di Gallarate comandata dal capitano Paolo Pettine hanno scoperto che anche nell’ultima dichiarazione dei redditi avevano inserito false fatture.
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Il meccanismo era semplice: la società Dada srl di Solbiate Arno pagava fatture a quattro società (basate tra Alto Milanese e Brianza) che in realtà esistevano solo sulla carta. Gli amministratori di queste società, prestanome complici, ricevevano il bonifico, prelevavano i contanti e li riportavano a Solbiate. Fisicamente, per non lasciare tracce nei documenti bancari: la Guardia di Finanza intercettò lo scorso anno una persona bloccandola proprio mentre entrava in ditta a Solbiate, con uno zainetto pieno di banconote da restituire, per un totale di 100mila euro. Secondo la Guardia di Finanza e la Procura di Busto Arsizio – che ha coordinato l’operazione con il sostituto Roberta Colangelo – le false fatturazioni avevano un valore complessivo di circa 51 milioni di euro dal 2006 al 2011, importi enormi che consentivano di evadere sistematicamente le tasse e anche di acquistare rottami di dubbia provenienza (nella foto: la conferenza stampa dello scorso luglio, con il capitano Paolo Pettine, il pm Roberta Colangelo, il comandante provinciale maggiore Antonio Morelli).
Ad evadere le tasse, si è continuato anche in periodo recente. Dopo la fase dello scorso anno, la Guardia di Finanza ha contestato appunto ulteriori 13,5 milioni di euro di basi imponibili sottratti al fisco ai fini delle imposte dirette, con il riconoscimento di una maggiore iva dovuta per 2,7 milioni di euro. E a questo punto sono scattate le manette per i due amministratori della società, che a luglio erano rimasti a piede libero.
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