Sbloccacrediti, è una beffa per i Comuni “virtuosi”
Il sindaco di Samarate Tarantino ha in cassa 4 milioni di euro ma non avrà alcun vantaggio immediato, avendo fatto sacrifici e pagato tutte le fatture per tempo. Situazione simile anche a Gallarate
Tanti soldi in cassa e nessun vantaggio neanche dal recente Decreto "sbloccacrediti" che consente di pagare i fornitori che hanno fatture in sospeso. È la situazione di Samarate, denunciata dal sindaco Leonardo Tarantino. «Siamo contenti che altri Comuni possano pagare, è giusto lo spirito di aiutare le imprese – premette il sindaco – ma per come è congegnato il Decreto è uno schiaffo ai Comuni virtuosi, che hanno rispettato il patto non con metodi artificiosi (ad esempio ritardando il pagamento delle fatture) ma rispettando le regole». Il Decreto prevede che i Comuni possano procedere al pagamento di fatture per la spesa in conto capitale (gli investimenti dunque, non le spese di funzionamento "ordinario" del Comune), fino al 31 dicembre 2012, usando i soldi messi da parte. Risultato: a Samarate non ci sono arretrati nei pagamenti e dunque il Comune non avrà il minimo vantaggio. Non sarebbe male, se non fosse che a Samarate (come in tanti altri Comuni) si sono fatti sforzi ingenti per rispettare il Patto di stabilità, ad esempio vendendo una parte del proprio patrimonio, come nel caso della farmacia comunale samaratese ceduta: «I Comuni che hanno venduto i gioielli di famiglia per rispettare il Patto e adesso vediamo una sanatoria legalizzata di chi ha fatto il furbo». Seconda beffa: anche il prossimo anno non dovrebbero arrivare risorse aggiuntive a Samarate, perchè i 20 miliardi stanziati per il 2014 sono legati sempre alla situazione delle fatture al 31 dicembre 2012.
Con Tarantino è d’accordo anche l’assessore al bilancio del Comune di Gallarate Alberto Lovazzano: «Il beneficio è tanto maggiore per i Comuni, quanto meno si è pagato. Una scelta non giusta». Gallarate non è un esempio perfetto di virtuosità, perché il Comune è rientrato nel patto nel 2012 dopo averlo sforato nel 2011: ironia della sorte, allora si pagò una montagna di debiti arretrati, 15 milioni di euro complessivi risalenti anche agli anni precedenti. Nel 2012, però, anche Gallarate ha fatto grandi sforzi per rientrare nel Patto. Gallarate non ha pagato subito alla data di scadenza (i margini della cassa sono limitati: «Abbiamo in cassa 2 milioni contro 34 di Busto», ricorda Lovazzano), ma tra gennaio e marzo 2013 l’amministrazione ha pagato «il 99%, la quasi totalità» delle fatture scadute a fine 2012, «circa un milione di euro». Che spera a questo punto in una interpretazione estensiva del Decreto: «Il decreto dice che le fatture devono essere quelle al 31.12.2012, ma non fa riferimento a quando sono state pagate». Resta il fatto che aver già pagato i debiti verso le imprese si trasforma quasi in una colpa, rispetto all’aiuto concesso a chi non pagava.
Insomma: per sindaci e assessori il Decreto rischia di premiare chi ha accumulato debiti invece di chi ha pagato regolarmente: tra l’altro il rispetto dei tempi di pagamento è di fatto un aiuto concreto che i Comuni possono offrire alle imprese che – concretamente – hanno costruito strade e marciapiedi, ristrutturato scuole o case popolari, installato nuovi impianti. «Spero che cambino il decreto in fase di conversione in parlamento, perché sarebbe una beffa che premia i Comuni meno efficenti» dice ancora il sindaco di Samarate Tarantino. Che ricorda sempre che in virtù dei meccanismi del Patto di Stabilità (rispettato con grandi sforzi, con cessioni di patrimonio) «abbiamo sempre 4 milioni di euro vincolati che non possiamo spendere: speravamo tutti di poter sbloccare queste risorse».
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