“Scambiatemi per un birraio belga, mi farete felice”
Intervista a Schigi D'Amelio del birrificio Extraomnes, eletto "Birraio dell'anno 2013". «Esportiamo anche in Fiandre e Vallonia: mi sento un giapponese che fa la pizza buona sulla Costiera amalfitana»
Schigi D’Amelio, di Extraomnes, è stato eletto a inizio gennaio "Birraio dell’anno 2013", come vi abbiamo già raccontato in precedenza. Ora lo conosciamo meglio, con un’intervista concessa al nostro blog Malto Gradimento e realizzata all’interno del birrificio di Marnate, un’azienda giovane ma già affermata che rappresenta un’eccellenza della nostra provincia e uno dei punti di riferimento per il mondo brassicolo nazionale.
Preparare un’intervista sul proprio taccuino, da giornalista coscienzioso, può essere talvolta una premura inutile, perché l’incontro con il soggetto scelto può andare oltre il semplice botta e risposta e anzi, spaziare a 360° sull’argomento della conversazione. La birra, in questo caso, e la birra di Extraomnes in particolare, visto che l’interlocutore è nientemeno che il “Birraio dell’anno 2013”, Luigi "Schigi" D’Amelio (foto di Marco Corso).
C’è lui dietro le 17 diverse specialità prodotte – alcune di continuo, altre stagionalmente, altre ancora in collaborazione – a Marnate, in una delle realtà più brillanti del panorama artigianale italiano, che pure ha tante perle sulla propria collana. «E visto che dicono che il 17 porti male, abbiamo quasi pronta la diciottesima» ride di gusto Schigi, quando va a prendere una bottiglietta – rigorosamente da 33cl., unico formato in vetro di Extraomnes per scelta e filosofia di vita – della Bloed («vuol dire “sangue”, si pronuncia Blùd»), l’ultima nata, dal colore rosso intenso e dal profumo di ciliegia dato proprio dall’utilizzo di quel frutto durante la lavorazione.
Prima però di passare alla degustazione della Bloed e delle altre specialità della casa, va raccontata brevemente la storia di Schigi, milanese trapiantato a Legnano ma di origini lucane, magari con le sue parole. «La birra mi appassiona da sempre perché amo conoscere quello che bevo. Negli anni Novanta però non c’erano corsi specifici e così iniziai ad accostarmi al vino. Sono diventato sommelier con l’Ais prima di accostarmi, finalmente, alla birra: era il ’99 e frequentai un corso da Baladin a Piozzo, tenuto da Teo Musso e Kuaska (Lorenzo Dabove, il massimo esperto italiano ndr). Con quest’ultimo si è sviluppata una grandissima amicizia: ho iniziato a seguirlo in Belgio, dove Kuaska è in grado di farti conoscere tutti i “dietro le quinte” del mondo brassicolo e dove è ben più famoso che in Italia. Una volta ci siamo persi nei dintorni di Mechelen, abbiamo chiesto aiuto a una passante e questa… lo ha riconosciuto!».
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