Lo Stato taglia risorse, “comuni alla bancarotta”
La riflessione del primo cittadino di Brenta Gianpietro Ballardin. "Nel 2015 sono a rischio i fondi necessari per la socialità"
Oggi i piccoli Comuni non sono più in condizione di spendere un centesimo, alla luce dei tagli effettuati dai governi nazionale e regionale e se arriva pure il taglio sugli investimenti i comuni possono dichiarare la “bancarotta».
Per effetto del combinato sui vincoli imposti dal patto di stabilità, nel 2015 sono a rischio i fondi necessari per la socialità, per le scuole, le mense scolastiche, per i trasporti pubblici, la sistemazione delle strade, e la crescente esigenza degli aiuti alle famiglie in difficoltà.
Le ultime situazioni si riferiscono ai recenti tagli operati con i trattenimenti dello Stato sull’IMU dei terreni agricoli anche per i comuni montani e poi riconosciuti, quale elemento non dovuto ma che non si sa come recuperare, visto che i tagli sono già concretamente operativi.
Non da ultimo è l’ulteriore taglio che Il Ministero dell’Interno ci sta comunicando in questi giornisugli importi dei contributi che ogni ente locale deve dare alla finanza pubblica dello Stato: si tratta complessivamente di un importo, per la Provincia di Varese, di 563,4 milioni di euro per l’anno 2015, con un incremento superiore al 30% rispetto all’anno 2014.
La conseguenza di tutti questi continui tagli obbligherà probabilmente i Comuni a “massacrare” fiscalmente i cittadini con nuove aliquote sulle tasse, come: la TASI, la TARI, l’IMU sulle abitazioni.
Purtroppo ormai con i trasferimenti attuali, si riesce solo a garantire il pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali e poco altro, mentre lo Stato, per garantire la sopravvivenza dei Comuni, anziché stanziargli le somme necessarie, opera tagli per poi chiedergli di imporre nuove tasse che, ovviamente, dovranno purtroppo pagare i cittadini».
I Sindaci, specie quelli dei piccoli Comuni, vivono continuamente una situazione di difficolàaconfrontandosi ogni giorno con i concittadini, dovendo dare loro continue spiegazioni su decisioni non dipendenti dalla loro volontà.
Ad esempio: nel mese di Febbraio per informarli sulla scure che si abbatterà sugli sportelli dei piccoli comuni della Lombardia dove verranno chiusi 65 uffici postali e 120 rimarranno aperti a giorni alterni nelle realtà sotto i 5 mila abitanti, con il rischio di una prosecuzione degli interventi di “cosiddetta razionalizzazione “nei mesi successivi;
Poi si parla della riforma del catasto nella condizione di “gettito invariato” con la revisione degli estimi che sembra dovrà essere coordinata attraverso una modifica della tassazione sulla casa.
Pare di capire che la tassazione sugli immobili, compresa quella sui capannoni industriali che oggi è in capo allo Stato, dovrà andare ai Comuni e che poi questo presunto gettito, nell’ambito degli introiti sull’addizionale Irpef, dovrà essere versato allo Stato, che presumibilmente lo tratterrà preventivamente riducendo i già complessi e insufficienti margini dei trasferimenti ai Comuni.
Ora capisco che il modo più semplice per recuperare le risorse necessarie alla copertura dei debiti dello Stato possa essere il taglio preventivo dei trasferimenti ai comuni, così come è più conveniente per avere un’entrata certa, incidere sulla condizione del lavoro dipendente o sulle certezze derivanti dal prelievo sui pensionati, evitando in questo modo, il lavoro difficile e di dubbia reperibilità nella condizione di recupero dell’enorme evasione fiscale.
Ricordo che però l’unico fronte ancora credibile nel rapporto tra Stato e cittadini è quello dei comuni, specie se di piccola dimensione.
Questa condizione di credibilità dello Stato sta progressivamente perdendo la sua dichiarata coerenza sacrificando le sue ragioni di scelta ad una mera considerazione di funzionari burocrati che a volte si chiamano: “spending review”, altre “salva Italia”, che non conoscendo la condizione reale di sperpero, o non volendola affrontare, anche per molte ragioni di convenienza politica, rendono sempre più difficile la vita dei cittadini e delle Istituzioni oneste che tendono a rappresentarne i reali bisogni che a differenza delle dichiarazioni mediatiche altisonanti, per i Sindaci sono azione diretta e quotidiana.
Il Sindaco
Gianpietro Ballardin
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