In futuro l’intelligenza artificiale ci farà parlare con i morti?

Quando si perde una persona cara, è difficile trovare conforto

fotografie

Quando si perde una persona cara, è difficile trovare conforto. Si prova un senso di vuoto e di impotenza, che i ricordi più belli, le fotografie scattate insieme e i video salvati sui vari dispositivi non sono in grado di colmare. L’aspetto più difficile per chi vorrebbe riavere la persona cara accanto è quello di riuscire a superare e ad accettare la perdita. In che modo? Come può essere accelerato questo processo?

La tecnologia ha provato a offrire una soluzione, curiosa, senz’altro interessante, ma che rischia di provocare l’effetto contrario. Sembra che in futuro, grazie all’intelligenza artificiale, sarà possibile parlare con i morti.

Ora, un conto è leggere una serie di frasi per ricordare una persona speciale morta, un altro parlarci per davvero. Ammesso che funzioni, siamo sicuri che sia una buona idea?

Parlare con i morti grazie all’intelligenza artificiale

A prescindere da come la possiamo pensare, diverse aziende tecnologiche stanno lavorando con l’intelligenza artificiale (AI) per cercare di rendere una situazione ai limiti del fantascientifico possibile. Merito dei chatbot e degli avatar che simulano la conversazione con una persona cara.

Un esempio è quello di Life Story Avatar, che è stato creato dalla società HereAfter AI. Utilizzando un’app, gli utenti creano un avatar, che è reso realistico dalla risposta a una serie di domande e dalle foto caricate dall’utente. Al termine del processo, sarà sufficiente rivolgersi a lui con frasi come “Voglio sentire una storia sulla tua infanzia” o “Voglio sentire la storia di te che incontri la mamma” per ricevere delle risposte. Un po’ come se stessimo parlando con Google Home o Alexa.

A quanto pare, l’idea iniziale arriva da un ex giornalista tecnologico statunitense, James Vlahos. Quando fu diagnosticato il cancro ai polmoni al quarto stadio a suo padre, Vlahos trascorse un anno a creare un “memoir interattivo” di nome Dadbot. Quando il chatbot fu pronto, Vlahos sapeva di poter fare delle domande al software per ricevere le risposte precedentemente registrate da suo padre. Vlahos afferma che questo chatbot non ha sostituito il genitore, ma è diventato presto un “modo vivido di ricordarlo e archiviare ricordi, per farlo sentire un po’ più presente di quanto sarebbe stato diversamente”.

Parlare con i defunti grazie alla tecnologia

I sistemi di apprendimento automatico si fanno sempre più strada nella nostra vita quotidiana, sfidando i nostri valori morali e sociali e le regole che li governano.

Diverse altre aziende hanno esplorato idee simili basate sull’intelligenza artificiale, tra cui Microsoft, che ha creato scalpore quando ha richiesto un brevetto per un chatbot. La domanda di brevetto affermava che la società avrebbe utilizzato i dati sociali per creare un “tema della personalità di una persona specifica”.

La tecnologia AI stimola l’immaginazione sia dei programmatori che degli esperti di etica. Il nostro fascino per l’idea potrebbe essere una testimonianza del potere del nostro desiderio di rimanere in contatto con coloro che amiamo, anche dopo che se ne sono andati.

Conosciuto come deadbot, questo tipo di chatbot ha permesso a Barbeau di scambiare messaggi di testo con la sua amata “Jessica” artificiale.

Per chi si interroga su quanto sia etico utilizzare e sviluppare uno strumento utile, alcune riflessioni possono dare una risposta all’interrogativo.

Prima di tutto sia la persona imitata che quella che personalizza e interagisce con essa hanno dato il loro libero consenso a una descrizione il più dettagliata possibile della progettazione, dello sviluppo e degli usi del sistema. Sono vietati gli sviluppi e gli usi che non si attengono a quanto la persona imitata ha acconsentito o che siano contrari alla sua dignità. Inoltre, le persone coinvolte nel suo sviluppo e coloro che ne traggono profitto si assumono la responsabilità dei suoi potenziali esiti negativi. Sia in modo retroattivo, per tenere conto degli eventi accaduti, sia in prospettiva, per impedire attivamente che accadano in futuro.

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Pubblicato il 06 Luglio 2022
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