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Arte e ambiente bisogna saperli apprezzare

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7 Febbraio 2007

Egregio Direttore,

è di questi giorni la notizia, data dai quotidiani locali, dell’inizio dei lavori all’Eremo di Santa Caterina per la realizzazione del nuovo ascensore a pozzo che collegherà la parte sovrastante delle Cascine del Quiquio con il giardino dell’Eremo.

Per questa notizia e per il gesto simbolico: il primo colpo di piccone, dato tempo addietro dal Presidente della Provincia, non riesco a manifestare né a condividere alcuna gioia, così come non riesco a partecipare la compiaciuta soddisfazione di chi sostiene quest’opera.

Purtroppo.

Tanti sono i motivi, che esprimo con disillusa rassegnazione, poichè nessuno, con certezza, potrà mai consolarmi del contrario. Sono convinta, anzi, che solo gli anni mi daranno ragione!

Dare l’avvio ad un’opera così grandiosa è come togliere il velo, mostrare un tesoro dal valore inestimabile, senza il tempo… senza lasciare il tempo di alcuna emozione. Svelarlo senza alcuna consapevolezza di quanto può essere grande la gioia nel sapere che questa ricchezza è nostra, ci appartiene, come memoria delle nostre coscienze, come arte meravigliosa per i nostri occhi, come tangibile capacità dell’ingegno architettonico e mistico dell’uomo, come scrigno racchiuso per le nostre anime. Mostrare questo gioiello, superando qualsiasi limitativa religione, è come offrire la vita dell’UNIVERSO: un angolo segreto, dove è possibile respirare il lago, il cielo, fermare la luce nelle mille sfumature di colori, superare il dirupo e la scogliera che si racchiudono nella sicurezza di un anfratto mistico.

Tutto questo è Santa Caterina del Sasso: vera preziosità al mondo.

Ora l’ascensore permetterà a tutti, e sottolineo a tutti, di godere di tale incantesimo.

Potrà essere vista per i non vedenti, meta raggiunta da chi è limitato nel passo, voglia di vivere per persone che vivono di ricordi ma, è questo per me il vero problema, potrà essere un’occasione di “violenza” gratuita: invito a chi sui muri potrà scrivere solo idiozie, bassezza di visione a chi, sano, non ha occhi per vedere, sfregio alla natura per chi confonde l’essenza come erba da sfalcio, o ancora sequela di parole senza educazione a chi non sa vivere il silenzio.

Questo mi fa paura: regalare, svendere, lasciare in balia a “maleducati” un gioiello che, integro, intatto, trasparente è rimasto tale proprio grazie alla difficoltà fisica necessaria a raggiungerlo.

Non credo che videocamere così come sono state programmate, a sorveglianza, possano fermare l’ignoranza vestita da uomo. E’ lo stesso uomo che troverà il modo per spegnere l’obiettivo e forse, infierire.

E’ l’educazione che manca, un’educazione che va costruita col tempo, con la pazienza, la saggezza di quell’arte antica e meravigliosa del saper tramandare la nostra umanità. Più che spendere 2.000.000,00 di Euro per questo ascensore, sarebbe stato preferibile spendere la stessa cifra ed oltre per educare i nostri ragazzi, nel senso vero e profondo, a leggere oltre gli affreschi, oltre le antiche mura, a leggere il libro del lago intorno a noi, a leggere la spiritualità dentro di noi.

Tutto questo non è possibile…in modo molto superficiale anche la politica soggiace al volere dell’età insulsa che viviamo. L’ascensore a pozzo è presentato come una necessità ma credo che il buon Priore Comolli avrebbe anche accettato una risposta negativa in tal senso. In fondo una via d’accesso, meno impervia della scalinata è già esistente: l’attracco dal lago. E poi tutto ciò che si è speso per rendere più funzionale e sicura la scalinata è già di notevole aiuto.

Personalmente ho sempre avversato tale progetto, oltre l’esosità del costo, oltre qualsiasi impatto ambientale è uno squarcio nel profondo della montagna, un taglio nelle viscere della terra, una ferita nel profondo della natura. Oggi la tecnica fa molte cose ma l’integrità intatta, tesoro da raggiungere a Santa Caterina del Sasso così, come ora, non sarà più.

Mi chiedo ma i cittadini di Leggiuno sono poi così entusiasti per questa novità? Come vivono questa scelta? Sono davvero consapevoli dello sfregio che viene fatto al loro territorio, del segno lasciato sull’Eremo? Hanno realizzato che questo loro diamante, graffiato dalla – efficienza – dell’uomo, perderà parte dell’antico valore…?

Sono certa che la sensibilità, l’amore per la propria storia, la ricerca per arrivare a scoprire ciò che siamo solo nel silenzio di ogni intimo pensiero, che affiora in noi alla cadenza di ogni passo e di ogni scalino fatto per raggiungere l’Eremo, porteranno ad una riflessione profonda chi ama davvero questo luogo sacro. Perché ciò che resterà in noi, di quello che si vuole costruire, sarà solo la scia veloce di un ascensore che cancellerà ogni incantesimo.

Concludo con parole di Terzani: “Se non arrivi a piedi dove vuoi arrivare non vedrai quello che vuoi trovare”.

Maria Dolores Sessa - consigliere provinciale Verdi

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