“Capo Verde, un’isola che va difesa dal turismo di massa”
12 Febbraio 2007
Egregio direttore,
Il recente, tragico, fatto di cronaca che ha visto due giovani italiane brutalmente assassinate sull’Isola di Sal, Repubblica di Capo Verde, ha acceso i riflettori della stampa su un Paese la cui immagine è, di solito, semplicemente quella di un paradiso del turismo.
Accade quindi che l’opinione pubblica possa farsi idee sbagliate e imprecise, non essendo a conoscenza di una realtà del tutto particolare e atipica rispetto al resto dell’Africa; sintomatica, in questo senso, la stessa storia della diffusione della tragica notizia da cui abbiamo preso le mosse: notizia diffusa dai media capoverdiani già nel corso della giornata del 9 ma giunta in Italia soltanto dopo il lancio dell’agenzia LUSA, primo organo europeo a diffondere l’informazione.
Le isole di Capo Verde sono una regione poverissima di materie prime e risorse naturali, l’acqua in particolare basta a stento ai 450.000 abitanti dell’arcipelago, l’emigrazione è altissima, tanto che sono molti di più i capoverdiani residenti in Europa e USA che quelli rimasti sulle isole.
C’è inoltre grande difficoltà nella formazione dei lavoratori qualificati, anche quelli necessari all’industria turistica, tanto più che appena essi giungono ad una buona formazione specifica divengono soggetti interessanti per l’industria internazionale del turismo e tendono anch’essi ad emigrare.
Perché ricordare tali fatti in presenza di un accadimento di cronaca tanto grave? Essenzialmente perché è opportuno evitare che passino informazioni fuorvianti su Capo Verde e per sottolineare il legame che le isole hanno sempre più con l’Italia.
Chi non sia mai stato sull’isola di Sal si stupirà infatti nell’apprendere che la lingua italiana è ormai diffusa quanto il portoghese, e si stupirà anche del gran numero di turisti e di imprese italiane che troverà presenti sul posto.
Oggi l’economia capoverdiana sta beneficiando del boom legato alla crescita del turismo ma, anche se a differenza di altre situazioni simili, ciò non ha coinciso con l’aumento della criminalità che resta ferma ad un tasso bassissimo, sia per i livelli africani sia per quelli europei, cominciano anche ad avvertirsi contraccolpi negativi.
La scarsità d’acqua per la popolazione locale è accresciuta dal bisogno che ne hanno i turisti, il costo degli alloggi (in particolare a Sal) è divenuto proibitivo per gli autoctoni, inoltre il turismo di massa ha portato con sé fenomeni che, se non posti sotto adeguato controllo, posso divenire in futuro dirompenti: turismo sessuale, depauperamento delle risorse, diffusione della droga e dello spaccio, abbandono scolastico derivante dalla disponibilità di posti di lavoro non qualificati.
Nulla contro il turismo di massa, ovviamente, ma è necessario attuare, anche da parte dell’Occidente, uno sforzo per imprimere uno sviluppo sociale ed economico adeguato alla società capoverdiana, per consentirle di uscire dal sottosviluppo e per prevenire gli squilibri e le tensioni che potrebbero renderla meno stabile e sicura, causando forse anche il ripetersi di fatti luttuosi come quello appena registrato.
Da alcuni anni Arci si sta impegnando direttamente sulle Isole, in cooperazione con altre realtà diverse sia italiane sia capoverdiane, avendo come obiettivo l’impulso al turismo sostenibile, la formazione (di base e professionale) e il monitoraggio delle diverse patologie sociali.
Da alcuni mesi operiamo con un progetto di sussidio all’infanzia sull’Ilha do Maio, mentre è in fase di avanzata progettazione un progetto di sviluppo scolastico professionale e cooperativistico sill’Ilha do Sal.
Per noi è estremamente importante che gli italiani si rendano conto di ciò che Capo Verde necessita, del fatto che questo paese non è ancora libero dai vincoli del sottosviluppo; che si rendano conto che le isole possono crescere e svilupparsi (Capo Verde medita di entrare nell’UE) ma possono anche piombare nel degrado e nella disperazione.
Oggi è necessario aiutare Capo Verde per sostenrne uno sviluppo reale che possa essere d’aiuto tanto ai milioni di turisti che vi si recano quanto alla popolazione locale.
Altrimenti gli italiani perderebbero un paradiso del turismo, i capoverdiani perderebbero l’unico paradiso che hanno sempre avuto.
Mauro Sabbadini, Presidenza Arci provinciale Varese
Veronica Mazzucchi responsabile progetto “Terra Preta – Varese con Capoverde”



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