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Ciao Renzo, la tua presenza continuerà

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5 Gennaio 2020

Caro Renzo,

non sono capace, né mi piace scattare fotografie, vorrei però fare circolare tra noi di famiglia un tuo ritratto che mi sono permesso di abbozzare, non per ricordarti, è scontato, ma perché la tua presenza continui ad essere quotidiana, anche se ora sei dall’altra parte della vita. Proprio perché sei lì mi sento di farlo, sapendo che non potrai più schernirti con il pudore, ad esternare i sentimenti, che ti era proprio.

Fin da ragazzo hai imparato il lavoro fisico, accettando senza remore la fatica come sorta di obbligata compensazione, sapendo che chi sa usare anche le mani è un uomo più libero. Da vero artigiano lavoravi con l’attenzione al particolare, conscio che il dettaglio è fondamentale quanto l’insieme alla compiutezza dell’opera ben eseguita, tale che abbia la pretesa di durare per quelli che verranno poi. Ma eri soprattutto un contadino e, come un vero uomo legato alla terra, non avevi bisogno di esprimere con chiara scrittura il probabile segno di ciò che facevi: sapevi che il frutto del tuo lavoro sarebbe stato il risultato di ciò che si ripete con indubitabile chiarezza fin dall’inizio.

A uno come te, non serviva programmare un futuro, perché il futuro non era altro che la naturale continuazione di tutto ciò che era stato da sempre; per i pochi che sanno vivere questa profonda intuizione il futuro non ha bisogno di particolare attenzione perché, come il passato, non è che l’eterno presente, ed è la maniera più reale di vivere la continua creazione.

Con la predisposizione che muove l’uomo che coltiva la terra, i tuoi giorni erano scanditi come in un rosario, con la sapienza della ripetitività che sa compiere il gesto in maniera perfetta, come un rito che non richiede un ministro, una chiesa o dei paramenti ma che è in grado di tramandare il sapere a chi verrà dopo, ed è il sapere che lega l’uomo al fungo, al bue e alla gallina, al lago e al maiale, per cui nessuno è mai solo; e chi è in grado di lasciare questa eredità è un animo grande.

Senza mai atteggiarti a protagonista riuscivi a fare tutto ciò con la bonaria ironia che sa sgravare qualsiasi argomento dalla tara della saccenteria, ed era una magnifica maniera di vegliare sulla tua generazione affinché non potesse degenerare.

Per quanto grande possa essere il nostro dolore, non sarà mai tanto grande quanto il buono che tu ci hai regalato.

Come sarebbe consolante, in questi momenti che rasentano la dispersione, avere ancora a fianco una presenza pacificante come la tua. Ahi che dolore Renzo, che dolore!

Giuan

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