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Cin l’emergenza coronavirus anche una speranza per la nostra società

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29 Marzo 2020

Egregio Direttore,

a seguito della dura prova sopportata con l’emergenza sanitaria che ha gravemente colpito il nostro Paese e che stiamo cercando di superare tutti insieme con fatica grazie al grande impegno e alla profonda responsabilità dimostrati da tutte le nostre Istituzioni, sia statali che locali, e alle parole di alta responsabilità espresse da insigni personaggi della scienza e della cultura, auspico che tale inattesa prova alla quale è stata sottoposta tutta la nostra società, in apparenza ricca e sicura, in ogni ambito della nostra vita civile, sociale ed economica, possa aver fatto comprendere ai molti che superficialmente pensano solo all’aspetto esteriore e ai soli guadagni economici e materiali privati a scapito del bene pubblico, credendo di essere immortali e non riflettendo sui sentimenti, sulle tante ingiustizie e sulla misera condizione dei tanti che soffrono proprio a causa dell’avidità degli uomini, quanto sia vulnerabile e precaria la natura e l’esistenza umana: “Tamquam semper victuri vivitis” (Seneca) infatti “Pulvis et umbra sumus” (Orazio). Sono proprio il dolore e la morte comuni agli esseri umani che ci rendono tutti uguali: “Omnes aequat cinis (Seneca)!

Tuttavia una speranza per una società migliore è sorta nella solidarietà che molti, innanzitutto medici, infermieri, Forze dell’Ordine e volontari, hanno dimostrato verso altre persone che hanno bisogno, sperando che tali gesti di generosità e di altruismo possano crescere e diffondersi anche dopo l’emergenza nell’arido deserto del nostro egoismo; ogni paura, in ogni ambito della misera esistenza umana, può essere superata con la forza e con la luce della conoscenza e della cultura che ci insegnano a pensare e a vivere liberi dall’oscurità della vuota indifferenza.

Questa grave e dura emergenza sanitaria però, pur avendo avuto un carattere eccezionale, ha evidenziato le carenze della sanità pubblica derivanti dai continui tagli apportati negli ultimi decenni alle risorse finanziarie destinate a questo servizio e dalla chiusura di molti presidi e di molti reparti ospedalieri, ritenuti inutili poiché troppo costosi, e dalla conseguente mancanza di strutture sanitarie che inevitabilmente hanno comportato, per una precisa e sciagurata scelta politica sia regionale che nazionale (anche durante il governo Renzi), il conseguente depotenziamento della sanità pubblica, come è avvenuto anche per la scuola e per l’istruzione pubblica, a esclusivo vantaggio della sanità privata, avviato soprattutto in Lombardia durante l’amministrazione del Presidente Formigoni, poiché fornire prestazioni sanitarie non è stato più considerato un servizio pubblico necessario e dovuto in modo gratuito e uguale per tutti in base alle necessità dei richiedenti ma è diventato un affare privato che, gestito con criteri aziendali, deve rendere profitto economico per i gestori privati di tali servizi essenziali per i cittadini, i quali da “pazienti” sono diventati “clienti”. Il sistema sanitario della Regione Lombardia, con le sue prestazioni di eccellenza, è tra i migliori al mondo ma per chi può pagare, altrimenti ci sono i consueti lunghi tempi di attesa! Questo evidente depotenziamento è stato negli anni sopperito a fatica con la bravura e con il costante sacrificio dei medici e del personale sanitario e ospedaliero che hanno sempre fornito ogni possibile servizio con il massimo impegno, ma le carenze causate dalla volontà di profitto privato a danno del bene pubblico emergono drammaticamente proprio nei momenti di urgenza e di maggior bisogno dei servizi sanitari!

Consideriamo infine che prima dell’epidemia alcuni politici, in nome di una male interpretata libertà di coscienza, erano contrari a rendere obbligatorie le vaccinazioni per i bambini previste a tutela proprio della salute pubblica!

Alberto Morandi – Laveno Mombello

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