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Situazione d’emergenza, ma l’Università è attenta a ogni studente

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5 Marzo 2020

Gentile direttore,
Le scrivo a titolo esclusivamente personale dopo aver letto, con crescente amarezza e stupore, questa lettera di un anonimo (per curiosità, perché mai?) studente dell’Università dell’Insubria in possesso di vasta esperienza in materia di organizzazione aziendale e di risoluzione dei problemi.

Confortato dalla premessa iniziale (l’intenzione non è quella di fare polemica sterile, ma di trovare costruttivamente soluzioni facilmente attuabili) ho letto attentamente l’anonima missiva, sicuro di trovare delle proposte concrete, ma mi sono arenato al “nessuno pretende …” senza trovarne descritta una sola.

So perfettamente che stiamo incontrando delle difficoltà: alcune obbligate dal contesto esterno, altre da ascrivere ai margini di miglioramento organizzativo della nostra giovane macchina. Sono certo che ci sono Atenei che hanno reagito all’emergenza in modo (apparentemente) più reattivo del nostro ma rivendico con forza l’appropriatezza e la tempestività delle nostre azioni.

Rivendico soprattutto, con energia e determinazione, l’attenzione individuale che l’Ateneo ha riservato ad ogni studente che si sia rivolto a chi era ed è preposto a dare informazioni.  Ogni mail indirizzata alla casella appositamente creata è stata gestita in tempo reale, fornendo le spiegazioni e le informazioni che era ed è possibile dare.

Così come rivendico l’impegno e la dedizione di tutti coloro che, alla faccia della vituperata immagine degli impiegati statali, stanno lavorando senza guardare il cartellino per trovare soluzioni nell’interesse e a tutela degli studenti. Non ci sono eroi (quelli veri sono in prima linea a combattere l’epidemia) ma i colleghi che incontro quotidianamente, docenti e personale tecnico amministrativo, stanno interpretando nel migliore dei modi l’idea di un servizio pubblico serio e responsabile.

Varese, 4 Marzo 2020

Federico Raos

p.s. ovviamente i canali di comunicazione sono diversi tra docenti e studenti e comunque “studiare a prescindere”, mi si perdoni la franchezza,  non fa male a prescindere.

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