Il DPCM “blocca Italia” tra confusioni, incertezze ed omissioni
27 Aprile 2020
L’ultimo DPCM, oltraggioso con le sue 70 pagine di confusione e populismo, di fatto precipita l’Italia in un pericoloso contesto di incertezze, a partire da quelle linguistiche, che di certo non giova al tessuto sano e (ri)costruttivo della nostra società, ma piuttosto avvantaggia i “furbi” adagiati sulla “filantropia” del reddito di cittadinanza, che prevede oltre 700 euro per chi sta a casa e 600 euro per professionisti ed artigiani che hanno sempre contribuito al sostentamento del paese con le proprie tasse. Altrettanto gravi sono le macroscopiche omissioni.
Dopo l’illusione del “liberi tutti” e della giornata del 25 aprile, dove il Governo ha autorizzato la manifestazioni commemorative, senza nulla prevedere per i credenti che da ormai due mesi non possono partecipare alle funzioni, né ai funerali dei propri cari, mi ero illuso come gran parte della persone normali che lavorano, che dal 4 maggio si potesse ritornare a vivere e respirare un’aria di normalità, con le dovute precauzioni ed attenzioni. Invece le regole del Governo sembrano non essere uguali per tutti i cittadini. Dopo il 4 maggio, rimangono in vigore rigide restrizioni che riguardano sia la sfera personale che quella economica degli italiani.
Non si parla di asili, nidi, campi estivi, oratori estivi. Non vengono nemmeno menzionate quelle famiglie con figli piccoli che il 4 maggio potranno riprendere il lavoro, ma di fatto non possono farlo perché non sanno a chi affidare i figli.
L’unica notizia in merito all’educazione è che a settembre forse riaprirà la scuola, senza peraltro dare indicazioni su modalità e condizioni per la ripartenza.
Si potrà fare sport, ma bar, ristoranti, gelaterie e pasticcerie resteranno chiusi. Sarà consentito l’asporto, ma non gli assembramenti fuori dai locali… si, ma qual è la regola?
Parrucchieri ed estetisti dovranno attendere il 1 giugno, nonostante sia ormai evidente come il divieto stia favorendo il lavoro sommerso negli scantinati e a domicilio.
Nessuna di queste imprese conosce con quali modalità potrà ricevere il pubblico, se e quando riaprirà.
Insomma, l’ultima produzione governativa anziché una norma organica e lungimirante si è rivelata una macedonia di nulla ed approssimativa. Nell’affannata ricerca dei consensi, manca di un’ossatura robusta e solida in grado di sostenere la nostra economia sull’orlo del collasso.
Il Governo, come di consueto, ha scelto una scorciatoia piuttosto che assumere decisioni sensate e spiegarne agli italiani l’importanza.
Mi riferisco all’importanza di aiuti concreti ad imprese e professionisti di qualsiasi dimensione e settore, considerando che le difficoltà di oggi saranno le tragedie di domani di famiglie italiane che resteranno senza reddito e vittime della speculazione che si abbatterà sul Paese che ha oramai tutti i tratti del Sud America più che dell’Europa. Non si deve sottovalutare che le poche imprese che riapriranno il 4 maggio non troveranno la domanda dei consumatori impoveriti dalla diminuzione dei redditi e dal probabile aumento dei prezzi.
Il Governo si preoccupa, invece, di regolamentare il prezzo delle mascherine, così favorendone ancora una volta l’importazione dalla Cina, ben conoscendo le condizioni socio economiche delle aziende italiane che difficilmente potranno essere competitive.
Sinceramente, non occorre sperperare in task force per capire questi semplici concetti, ma occorre sicuramente vivere il territorio, lavorare ed utilizzare il buon senso, così fortunatamente come hanno fatto fino ad ora tanti sindaci, ai quali ancora una volta sono state addossate le responsabilità di scelte superiori, senza dotarli delle necessarie risorse. C’è da augurarsi che, tra le altre, anche questa cattiva abitudine cambi.
Muoviamoci a ripartire!
Mirko Reto, sindaco di Casciago e impreditore



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