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Ebrei… antisionisti? o solo di buonsenso?

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7 Febbraio 2007

Egregio direttore,

i temi che ho avuto modo di affrontare nella “Lettera aperta al Presidente della Repubblica”, pubblicata dal Suo giornale il 27 gennaio scorso, vale a dire la demistificazione della equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo, la riaffermazione del carattere universale e indivisibile dei diritti umani e la legittimità della critica alla politica dello Stato di Israele, sono stati autorevolmente ripresi in un importante appello degli “ebrei indipendenti”, firmato, fra gli altri, dal noto storico Eric Hobsbawm e dal premio Nobel Harold Pinter, uno dei maggiori drammaturghi del nostro tempo.

I firmatari dell’appello si presentano, prendendo le distanze dalla politica guerrafondaia di Israele e dalla sua pretesa di incarnare l’unica e assoluta verità del giudaismo, come «un gruppo di ebrei inglesi di formazione, professioni e affiliazioni differenti che hanno in comune un forte impegno per la giustizia sociale e i diritti umani universali» e «la convinzione che l’ampio spettro delle opinioni tra la popolazione ebraica… non è rappresentato da quelle istituzioni che dicono di avere l’autorità di rappresentare la comunità ebraica nel suo insieme».

Questi spiriti liberi, nel respingere l’alternativa ricattatoria fra il complice silenzio che avalla la politica di Israele e la critica pubblica a tale politica, che viene bollata come espressione di antisemitismo, ribadiscono con energia che «i diritti umani sono universali e indivisibili e dovrebbero essere sostenuti senza eccezioni sia in Israele che nei territori palestinesi occupati come in qualsiasi altro luogo», che «la pace e la stabilità richiedono la volontà di tutte le parti in conflitto di rispettare la legge internazionale» e che «non vi è nessuna giustificazione per qualsiasi forma di razzismo, incluso l’anti-semitismo e il razzismo antiarabo o islamofobia».

Il corollario che essi traggono da queste premesse è che «la battaglia contro l’antisemitismo è vitale ed è indebolita ogni volta che l’opposizione alle politiche del governo israeliano è automaticamente bollata come antisemita»: lo stesso corollario che lo scrivente ha sottolineato nella sua “Lettera aperta al presidente della Repubblica”.

I firmatari e gli estensori del manifesto, “dignitose coscienze e nette” di dantesca memoria, dopo aver osservato che «i Palestinesi e gli Israeliani allo stesso modo hanno il diritto a vivere pacificamente e sicuramente» e che «questi princìpi sono contraddetti quando quelli che dicono di parlare a nome degli ebrei inglesi e di altri paesi sostengono sistematicamente le politiche di una potenza occupante contro i diritti umani di un popolo occupato», così concludono il loro ragionamento: «Noi dichiariamo il nostro sostegno per una pace opportunamente negoziata tra il popolo israeliano e quello palestinese e ci opponiamo ad ogni tentativo del governo israeliano di imporre le sue soluzioni ai Palestinesi… Noi con la presente richiamiamo la tradizione del sostegno ebraico alle libertà universali, ai diritti umani e alla giustizia sociale».

Una frase, in particolare, colpisce e fa riflettere chi legge questo appello: «Le lezioni che abbiamo imparato dalla stessa nostra storia ci impongono di parlare con chiarezza».

Eros Barone

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