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Foibe: l’unico responsabile è il fascismo

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15 Febbraio 2007

Egregio direttore,

l’inconsistenza argomentativa dell’intervento di Nicola Briscolini, diretto essenzialmente a legittimare un messaggio presidenziale tanto improvvido quanto aggressivo, e le divagazioni turistico-funerarie di Luca Cattaneo in materia di stupri e di sevizie mi obbligano, per carità didattica e civile, ad impartire loro una stringata lezione.
Per comprendere la genesi e il significato del fenomeno delle “foibe” occorre considerare che cosa è accaduto prima, che cosa è accaduto durante e che cosa è accaduto dopo: ciò equivale a comprendere come la propaganda reazionaria e revisionista abbia costruito il caso “foibe”.
Orbene, le “foibe” sono state il frutto di vent’anni di imperialismo fascista, fatto di bestiali violenze, snazionalizzazioni forzate, repressioni feroci e odiose persecuzioni razziste, culminate, da ultimo, in una guerra di aggressione che colpì con il terrore, con lo sterminio e con la deportazione la stessa popolazione civile.
Se si parte da questa premessa oggettiva, non è difficile capire chi, quando i rapporti di forza mutarono, fu ucciso e perché. Si trattò, innanzi tutto, di criminali di guerra e di collaborazionisti, che furono chiamati a rendere conto di ciò che avevano fatto. Per quanto concerne, poi, la ‘contabilità degli infoibati’, occorre ridimensionare le cifre iperboliche inventate dai circoli fascisti e revisionisti: i “milioni di morti” di Gasparri o le “migliaia” di Fassino.
Claudia Cernigoi, autrice di una fondamentale ricerca storica, “Operazione ‘foibe’ tra storia e mito”, Udine, Kappa Vu, 2005, dimostra che, nei fatidici “40 giorni” del 1945, dall’attuale provincia di Trieste scomparvero 517 persone, che appartenevano alle seguenti categorie: militari, polizia (compresi i membri delle SS), collaborazionisti e spie. Tra l’altro, il ‘curriculum vitae’ di squadristi, aguzzini e spie, nonché la presenza tra i giustiziati di diversi sloveni, smentiscono la tesi degli ‘infoibati’ uccisi solo in quanto italiani e chiariscono il vero motivo del fenomeno ‘foibe’, escludendo che si possa parlare, a tale proposito, di genocidio o di pulizia etnica.
Dal canto loro, i popoli della Jugoslavia pagarono un altissimo tributo di sangue, pari a circa un milione di morti, per le criminali azioni degli invasori nazifascisti, mentre 700.000 furono le vittime della lotta di liberazione e della guerra. Né va dimenticata l’immane violenza che, con la partecipazione attiva dei fascisti italiani, si abbatté sulla popolazione civile, quando, dopo l’otto settembre del 1943, i tedeschi assunsero direttamente il controllo delle zone occupate precedentemente dall’Italia.
D’altra parte, la classe operaia e le masse popolari, guidate dal partito comunista, seppero organizzare un’attiva e forte resistenza contro gli invasori, iniziata già nell’estate del 1941. Fu una vera e propria guerra di popolo, condotta da un esercito di uomini, donne e giovani, che arrivò a superare le 800.000 unità. Fu proprio nei giorni precedenti gli accordi del 12 giugno 1945 tra il nuovo governo jugoslavo e gli alleati, che istituirono il controllo delle cosiddette Zona A e Zona B, che si acutizzò lo scontro delle forze ostili al governo rivoluzionario nel tentativo di mettere in discussione la nascita della nuova Jugoslavia. E fu questo il momento in cui i fascisti, i nazisti, i collaborazionisti di ogni sorta e i controrivoluzionari dovettero assumersi la piena responsabilità della loro politica e delle loro azioni. In questa azione di giustizia tanto necessaria quanto difficile è possibile che siano stati emessi verdetti errati a carico di alcune persone, così come è possibile che vi siano stati casi di vendette personali. Tuttavia, ciò non può assolutamente costituire un fattore di mistificazione e di falsificazione di quegli avvenimenti.
Vi è, dunque, un legame inscindibile, un preciso filo conduttore che lega le ‘foibe’, la detenzione dei prigionieri di guerra e il cosiddetto esodo degli italiani dall’Istria alla politica fascista della snazionalizzazione, all’aggressione nazifascista della Jugoslavia, all’occupazione militare italiana e alla persecuzione degli antifascisti.
Le ‘foibe’, lungi dal costituire il simbolo del genocidio della popolazione italiana, sono state quindi la conseguenza della rivolta popolare contro gli aguzzini fascisti, nazisti, ustascia e collaborazionisti, che si erano macchiati di ogni sorta di crimini. Le ‘foibe’ furono, in buona sostanza, l’espressione dell’odio accumulato in decenni di oppressione e di sfruttamento: un odio che esplose con la caratteristica violenza delle insurrezioni di popolo.
È doveroso, infine, ricordare l’aiuto generoso dato dalle popolazioni slave a migliaia di soldati italiani in rotta dopo l’otto settembre e braccati dai loro ex alleati tedeschi. Soldati italiani che, ancorché fossero invasori, dovettero la loro salvezza e la loro libertà al popolo jugoslavo e a quanti, mettendo a repentaglio la loro stessa vita, li sottrassero alla vendetta nazista.
Fine della lezione.

Eros Barone

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