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Franco Pedroletti: Un Partigiano dimenticato

franco pedroletti
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21 Aprile 2020

Tra pochi giorni celebreremo in tutta Italia il 25 aprile, il giorno della sconfitta dal nazifascismo in Europa, la fine della guerra che costò al mondo intero 68miliomi di morti. Sarà una celebrazione in tono molto dimesso, senza nessuna partecipazione da parte della popolazione a causa della pandemia del Corona Virus, che sta mettendo a dura prova l’intera comunità mondiale e che qui in Lombardia si fatica a vedere la fine della luce di questo tunnel. In queste settimane abbiamo sperimentato l’esistenza di nuovi partigiani, caduti in prima linea: sono tutti quei medici, dottori, infermieri, volontari che hanno sacrificato la loro vita per salvare il nostro Paese da questa pazzesca pandemia. 

Alcune settimane fa a Induno Olona è scomparso, dopo una grave grave malattia, Franco Pedroletti, ultimo partigiano di Induno Olona, un partigiano dimenticato, che esclusa una breve apparizione pubblica di due anni or sono, la comunità di Induno ho completamente ignorato. Eppure nella sua vita era stato testimone degli orrori della guerra nella nostra provincia. Nella sua attività aveva aiutato a fuggire in Svizzera diversi ebrei, era stato testimone della uccisione dei tre partigiani della banda Lazzarini all’ippodromo di Varese, in quello che viene ricordato come “l’ottobre di  sangue varesino.” Era anche l’ultimo testimone vivente che aveva conosciuto personalmente Calogero Marrone, l’altro eroe varesino dimenticato per tanto tempo della storia, nonostante aveva salvato la vita a centinaia e centinaia di ebrei aiutandoli  a rifugiarsi in Svizzera. 

Queste dimenticanze fanno purtroppo parte delle divisioni createsi nella Resistenza nonostante lo sforzo unitario e poi sancito nelle apposite leggi nel 1945 dove si stabilirono i criteri per essere definiti “Partigiani combattenti” oppure semplici “Patrioti”. Veniva quindi sancito che per essere veri partigiani bisognava avere sparato, mentre coloro che avevano resistito al fascismo, nonostante il rischio della propria vita, il riconoscimento era minore. Per questo Calogero Marrone era stato per decenni dimenticato, perché non aveva ucciso nessuno, nonostante avesse salvato la vita a centinaia di persone. Stessa sorte toccò quindi a Franco Pedroletti nonostante che il 24 aprile del 1945 due giorni prima della liberazione, era stato messo in carcere presso la questura di Varese, per attività sovversiva. 

Un rilievo questo, ripreso anche nell’ultimo libro “Storia della Resistenza” di Marcello Flores e Mimmo Franzinelli: “Con il tempo il concetto di Resistenza si è fortunatamente ampliato, tanto che il principale studioso della “resistenza civile” ha potuto scrivere: Resistere è per prima cosa trovare la forza di dire “no” senza avere necessariamente un’idea molto chiara di ciò a cui si aspira. Una formulazione che renderebbe il numero dei resistenti in Italia almeno una decina di volte più ampio del numero di coloro che furono ufficialmente riconosciuti come partigiani o come patrioti.”

Per tutte queste ragioni, in questo 25 Aprile in tono dimesso il mio pensiero in primo luogo a medici, dottori, infermieri e volontari che a sacrifico della loro vita hanno salvato migliaia di vite umane nei nostri ospedali, ma anche a Franco Pedroletti, un partigiano del Corpo Volontari della Libertà, da poco scomparso, da sempre dimenticato. 

Emilio Vanoni Induno Olona 25 aprile 2020

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