Gli “effetti collaterali” della guerra
21 Febbraio 2007
Egregio direttore,
ieri, in un trafiletto di un cosiddetto “giornale di opinione”, ho letto la notizia della morte, a Roma, di un giovane soldato di 30 anni: originario di Salerno, ha lottato per anni contro un linfoma di Hodgkin, passando anche attraverso 4 trapianti. E’ l’ennesima vittima dell’esposizione all’uranio impoverito,l’ennesimo “effetto collaterale” provocato dalle micidiali armi costruite con questo metallo pesante. Anzi: non l’ennesimo, ma il numero 45, il quarantacinquesimo caduto di una strage silenziosa, di cui, in fin dei conti, nessuno o quasi sembra interessarsi.
In questi giorni in cui si sono profusi fiumi di parole e di inchiostro nel retorico elogio ai servitori dello Stato, nessuno sembra sentirsi chiamato in causa da questa vicenda, non posso che rilevare come nessuno abbia mai parlato (anche dopo il cambio di maggioranza dello scorso anno) di riaprire la commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, chiusa frettolosamente con una piena assoluzione dei vertici militari e con un bello “state tranquilli” a tutti i militari che avevano operato nei Balcani, in aree (Bosnia e Kosovo) pesantemente colpite dai bombardamenti e dai mitragliamenti con armi all’uranio. Eppure qualcuno ha denunciato le carenze della “commissione Mandelli” incaricata di studiare il fenomeno: essa prese in considerazione migliaia di militari che avevano toccato il suolo dell’ex-Jugoslavia, senza far distinzione tra chi vi era stato mesi e chi vi era rimasto solo poche ore o pochi giorni (come gli elicotteristi o gli aviatori che portavano i rifornimenti). Si arrivò alla conclusione -quasi ovvia, viste le premesse- che l’incidenza di tumori e linfomi fosse, tutto sommato, normale.
Rivolgo dunque un appello ai parlamentari di tutte le forze politiche perchè si impegnino a far riconoscere alle Forze Armate il danno arrecato alla salute di centinaia di giovani militari, così che possano vedersi sostenuti -anche economicamente- nella loro lotta contro la malattia. Ricordo le rassicurazioni di Minniti, allora sottosegretario alla difesa, al giovanissimo caporale Valery Melis: il caporale Melis morì qualche anno dopo e a ricordare il suo dramma ci fu solo uno striscione degli ultras -i tanto deprecati ultras- del Cagliari, mentre la commissione d’inchiesta era già archiviata con un nulla di fatto.
Rivolgo soprattutto un appello ai parlamentari perchè si impegnino a far riaprire la commissione d’inchiesta, per appurare la verità sugli “effetti collaterali” della guerra sulla salute dei militari e su quella -sia detto per inciso- delle popolazioni di Bosnia e Kosovo, che in mezzo all’uranio impoverito viviono (e muoiono) ancor oggi



Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.