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Il ritorno dello sputo

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22 Febbraio 2007

Mi ricordo che, quand’ero bambino, negli angoli di certi uffici pubblici, così come in alcuni negozi di barbiere, un oggetto misterioso attirava la mia attenzione, prontamente soffocata dai miei genitori. Era una specie di piccola pattumiera a pedale, comunemente chiamata sputacchiera. E mi ricordo targhette e cartelli vietato sputare quasi ovunque: sui tram, sugli autobus, persino sugli ascensori e sui taxi 600 multipla. Col passare degli anni ho visto scomparire sputacchiere e cartelli, e questo mi ha portato a pensare che gli italiani avessero fatto un gradino in su nella scala evolutiva dell’educazione, abbandonando definitivamente l’abitudine di lanciare il loro dna ovunque capitasse. Ultimamente, però, mi sono dovuto ricredere: lo sputo è tornato di gran moda tra i più giovani, almeno per ora limitatamente ai maschi. A chi dovesse capitare, come succede al sottoscritto alla stazione, di dover transitare nei pressi di un capannello di adolescenti, consiglio attenzione e rapidità, perché gli intervalli tra un¹esternazione salivare e l¹altra sono incredibilmente brevi e la precisione del lancio lascia spesso a desiderare. Osservandoli (a distanza di sicurezza) mi chiedo a cosa si debba questo evidente ritorno in auge dello sputo pubblico, ma non ho ancora trovato una
risposta ragionevole. E’ forse un frutto dei tanti esempi altamente educativi elargiti dalle star del calcio? Qualche rapper ha elevato lo sputo a forma di espressione? Oppure si stanno diffondendo tra i ragazzi particolari patologie che provocano una salivazione incontrollabile? Ci rinuncio. E passo a una domanda retoricamente molto più semplice: ma come stiamo educando i nostri figli?

Paolo Pedrazzini

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