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La fede è incontro

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18 Febbraio 2007

Mi è stato chiesto di esprimere, in questo momento difficile, il mio pensiero, come cattolica impegnata in politica e ho riassunto così la mia riflessione:

L’uomo di fede non è mai una persona chiusa; la fede è sempre e comunque un’apertura all’imprevisto, all’incontro.
Questo atteggiamento è attuale e più che mai opportuno in un tempo contrassegnato dalla tentazione di abbracciare i fondamentalismi, gli integralismi che sono le conseguenze delle paure e delle incertezze indotte dai processi di globalizzazione.

Le nostre azioni dipendono sempre dalla visione che ci accompagna e, in questa prospettiva, la fede ha un peso non indifferente, essa ci permette di costruire un’immagine del futuro e rappresenta la capacità di penetrare nella realtà e di lasciarci penetrare da essa dandoci una forma alta di indipendenza.
L’uomo di fede esprime il suo impegno nel confronto con la dimensione della realtà sociale, economica e politica, arricchendosi con gli stimoli provenienti dalle vicende vissute e con un supplemento di studio e approfondimento per quelli che sono i nuovi temi della politica.

La nuova frontiera dei temi eticamente sensibili – fecondazione assistita, eutanasia, ricerca scientifica, coppie di fatto, divorzio”rapido”, e altri – sembra essere divenuta terreno di scontro primario. Che questo poi si traduca in una separazione delle forze politiche “pro” – “contro” è davvero poco desiderabile: uno scenario con partiti a difesa del “bene” ed altri accusati di essere dalla parte del (supposto) “male”, produrrebbe uno scontro che priva la vita politica e sociale della fondamentale ricerca del dialogo, del compromesso e della comprensione delle ragioni altrui.
Ciò che si reclama da più parti è che le gerarchie ecclesiastiche parlino alle coscienze e non direttamente al Parlamento: così se, da un lato, La Chiesa ha il diritto-dovere di esprimere le sue opinioni in materia di valori, dall’altro la sua voce dovrebbe rivolgersi ai credenti, chiedendone testimonianza nella vita quotidiana, e non ai parlamentari (e al loro voto) in quanto rappresentanti dell’intera nazione nell’esercizio delle proprie funzioni.

Emilia Frigerio

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