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La partecipazione delle donne alla Resistenza

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4 Maggio 2020

Egregio direttore,
qualcuno sostiene che il 25 aprile appena trascorso sia stata una celebrazione della Festa della Liberazione in tono dimesso.

Io mi permetto di dissentire da tale definizione: Non saremo andati nelle piazze tradizionali, ma le piazze virtuali hanno visto una grandissima partecipazione, con uno scambio di messaggi inneggianti alla Festa della liberazione mai verificatesi negli anni scorsi, con centinaia di tricolori che hanno sventolato dai balconi.
Anche i servizi radio televisivi hanno dato un maggior risalto alla celebrazioni, anche con la diffusioni di parecchi documentari. In uno di questi, dedicato alla partecipazione femminile nelle file dei partigiani, è emerso che la partecipazione delle donne nelle Resistenza è stata di gran lunga maggiore rispetto a quello che viene raccontata, per diverse ragioni.

La prima per esempio è stata quella di invitare le donne partigiane a non partecipare alla insurrezione e la sfilata di Milano da parte di quasi tutte le brigate garibaldine, perché la morale del tempo le avrebbe potuto vedere come donne di facili costumi. Poi ad accantonare il loro impegno furono gli stessi partigiani uomini, che preferirono scrivere la storia della Resistenza al maschile. Infatti solo negli anni 70 la storiografia si è ricordata delle donne partigiane.
Poi sono state centinaia e centinaia le donne partigiane alla fine delle guerra che sono ritornate nelle loro case, rinunciando alla richiesta di certificare la loro attività svolte sulle montagne. Va inoltre sottolineato che fare la staffetta partigiana era di gran lunga molto più pericoloso che starsene nascosti nelle valli o sulle montagne. Fare la staffetta significava corre rischi maggiori, compresi quelli per una donna l’umiliazione, se catturate, ad essere violentate e torturate e poi magari essere uccise.

Poi c’è un ultimo aspetto che è sempre stata trascurato: le donne partigiane hanno dato la loro adesione alla lotta contro il nazifascismo in maniera del tutto volontaria, a differenza degli uomini che sono stati costretti, nella stragrande maggioranza, a scappare sulle montagne, per evitare di essere deportati in Germania o di dover essere arruolati nella Repubblica Sociale dei fascisti. E’ proprio vero che la storia non si finisce mai di scriverla correttamente.

Emilio Vanoni Induno Olona 25 aprile 2020

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