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La scomparsa del Mito

kobe bryant
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30 Gennaio 2020

Incredulità, incertezza, stupore, scetticismo.

Non so bene cosa mi abbia colpito quando per la prima volta ho letto della scomparsa di Kobe e in quel momento non ho nemmeno compreso il reale motivo di quelle sensazioni perché in fondo lui non è mai stato uno dei miei maggiori idoli sportivi.

Quando però quello stato d’animo mi ha accompagnato anche il giorno successivo quando, appena aperti gli occhi, mi è tornato in mente quell’avvenimento e qualcosa nella testa mi ha rinforzato la convinzione che fosse scomparso un MITO, allora ho voluto capire cosa davvero mi avesse fatto  percepire quell’insolito turbamento.

Ho cominciato a pensare e per prima cosa mi sono tornate alla mente le parole che Federico Buffa ha utilizzato, durante uno dei suoi tanti incontri dove racconta e parla di sport,  per raccontare la differenza che c’è nel modo di interpretare lo sport tra noi Italiani e il mondo americano.

Lui dice: “Nel loro modello culturale c’è tanta differenza nel modo di interpretare lo sport rispetto a noi perché, non avendo avuto un’epica di cui possano e vogliano parlare, si sono resi conto che la loro epica è legata a quest’ultima parte della loro esistenza, quindi facilmente il grande sportivo viene trattato con una logica epica”.

L’epica narra appunto il MITO, ovvero il racconto di un passato glorioso di guerre, vicende, avventure.

Ecco, forse tutte quelle sensazioni che non sono riuscito a comprendere partono da qui, dall’idea per cui gli sportivi sono visti e considerati dei MITI, dei guerrieri che compiono delle opere leggendarie, dei personaggi a cui non potrà mai accadere niente di ostile perché protetti da quegli Dei che hanno donato loro dei poteri e delle capacità che solo pochi eletti hanno il privilegio di avere.

L’essere cresciuto con questa idea ha provocato evidentemente in me queste emozioni non esprimibili a parole.

Kobe questi poteri e queste capacità li aveva davvero e sarebbe semplice e forse persino banale paragonarlo perciò ai MITI descritti nell’Iliade, nell’Odissea o nell’Eneide.

Achille, Ulisse, Enea però sono il frutto dell’immaginazione di Omero e Virgilio mentre Kobe è stato ed è reale, un uomo che ha deciso di far diventare la sua vita un poema epico.

Forse per questo il titolo che ho voluto dare a queste mie righe non è del tutto appropriato; è vero che Kobe è scomparso ma è altrettanto vero che Lui è un MITO, è leggenda e il MITO non muore ma vive nelle parole di chi lo racconta.

Stefano Ferioli

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