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Marantelli e Vanity Fair

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14 Febbraio 2007

Con estrema sorpresa sfogliando Vanity Fair n. 6 del 15 di febbraio, ho visto pubblicata un’intervista al “nostro” Daniele Marantelli dal titolo “E SE LA LEGA VA CON PRODI?”.
Al di là del misero fatto che con questa intervista mi sento meno in colpa quando sfoglierò questo settimanale notoriamente alquanto frivolo, vorrei tornare sull’auspicato desiderio del Daniele nazionale di far rientrare nei “DICO” la sinistra varesina e i celoduristi della lega.
Lui cita il calo dei consensi e della presenza dei consiglieri leghisti rispetto a dieci anni fa e della possibile prossima scelta dei padani.
Mi corre l’obbligo d’informarlo che l’accordo di appunto una quindicina di anni fa, appoggio esterno al governo Fassa, non fu un successo eccezionale, e la collocazione che poi scelse la lega a livello nazionale fu esattamente l’opposto di quello che lui si aspettava fidandosi ciecamente dell’amico fraterno Maroni.
Ricordo che la sezione dell’allora PDS di Castiglione Olona visse con difficoltà questa decisione, prova ne sia che dell’auspicata alleanza non se ne trova tutt’ora traccia in alcuna amministrazione comunale del nord!
Io personalmente impegnato con incarico d’assessore mi premurai di riconsegnare all’allora segretario del PDS, Achille Occhetto, la mia tessera che non ho poi più ripreso nonostante la presa di distanza da un partito che poggia la sua dichiarata autonomia in valori non minimamente condivisibili dal popolo della sinistra quali:
il razzismo, o meglio ancor’oggi l’intransigenza rispetto agli stranieri e l’anti meridionalismo, la ribellione fiscale su ipotetiche vessazioni romane, la pseudo volontà di difendere le radici del cattolicesimo, il disprezzo delle istituzioni “romane”, il vilipendio del tricolore, nonché una fobica avversione a quanti possono essere diversi nelle loro scelte affettive.
Penso d’aver elencato una buona parte di motivi che non possono collimare con la cultura di sinistra e sono fermamente convinto che posso averne dimenticate altre.
Non dimentichiamo poi il disprezzo per la cosiddetta prima repubblica, dove loro in piena seconda repubblica hanno capito immediatamente come guadagnarci sia come partito che come singoli esponenti.
Citerei i casi dei cinquecento milioni ricevuti da Gardini e poi sanati con la damigiana benefica, le nomine di Ferrario e Marano alla direzione RAI di Milano, le varie nomine di Bonomi alla SEA, l’elezione nel consiglio d’amministrazione dell’ENEL dell’ex sindaco di Busto Arsizio, i portaborse europei di Bossi e di
Cow-boy Speroni, i tentativi di far divenire presidente dello IACP il fratello di Bossi e non ultimo i premi
all’ex sindaco di Varese Fumagalli prima per il ministero della P.I. ed ora in seno al Comune di Milano.
E’ pur vero che il buon Daniele fa un netto distinguo dicendo che “…il futuro Partito democratico deve impadronirsi con forza del tema federalista…” e che quindi non sarà la sinistra ma la nuova formazione politica a convivere, o meglio a coabitare con questa rappresentanza ma rimango ugualmente attonito rispetto a questa proposta politica che definire appunto proposta mi lascia basito.
Concludo con l’ultima riflessione:
ma se dalle sue parole traspare nettamente la convinzione che la lega sia un partito con consensi chiaramente in ribasso, qual è allora questa conveniente “anomala” alleanza?
Anche a Vanity sono al corrente del sondaggio effettuato dal vostro, ma permettetemi di dire nostro, quotidiano on-line sui personaggi famosi di Varese ed infatti si evince che Marantelli ha ottenuto più consensi di Maroni: perché allora vuole castrare il popolo varesino della sinistra?

Elio Rimoldi, l’utopico sognatore di partecipazione e democrazia

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