Oltre la ruota salva-bimbi c’è la cultura della vita
3 Marzo 2007
Egr. Direttore,
mi ha particolarmente colpito la proposta del Ministro per la Famiglia ROSY BINDI di dotare tutti gli ospedali del nostro Paese della “Ruota salva bimbi” dopo il caso della settimana scorsa all’ospedale Policlinico di Roma. Dai giornali abbiamo saputo che questo strumento ha origini molto antiche passato nella storia dei secoli con tanti nomi. . ruota degli esposti . . . ruota degli innocenti . . . per arrivare ai giorni nostri con il nome un po’ imbarazzante di . . .cuccia per bambini . . . quasi che fosse un bambino non una persona, ma un cucciolo.
La proposta è di per se cosa positiva, finalizzata a salvare la vita di questi innocenti. Ma la domanda che ci dobbiamo porre è questa: è mai possibile che all’inizio del terzo millennio, siamo costretti a ripristinare uno strumento arcaico nato nel 1188 ?
E’ mai possibile che la nostra società, ricca e opulenta, lasci tante madri sole e abbandonate di fronte ad un evento così bello e così grande come è quello della maternità, che dà o dovrebbe dare a tutti una grande gioia, ma che si trasforma in una cosa così tragica da spingere queste povere criste a dover abbandonare il proprio bambino avuto in grembo per nove mesi e nel caso di Roma anche allattato per 3 o 4 mesi, lasciandole nella sofferenza e nel dolore ?
Viene spontanea la domanda . . . . ma in quale comunità noi viviamo, se siamo ancora una comunità o forse solo un insieme di persone vuote senza umanità. Ma esistono a Roma e in Italia i servizi sociali e perché una donna, una madre non ha il coraggio di chiedere aiuto ?
Se la vita è il più grande dono dato da DIO agli uomini, se la maternità rappresenta un valore per la società nella quale viviamo, noi non possiamo permettere di lasciare queste persone sole e abbandonate a stesse. Dobbiamo promuovere una cultura della vita sia sul piano materiale che morale. Questa società se vuole essere solidale deve garantire a tutte le ragazzi madre o alle donne in difficoltà la certezza di essere aiutate, di trovare a loro un lavoro e una casa quando non ce l’hanno, di sentire intorno a sé una vera solidarietà morale facendo cadere tutti qui pregiudizi morali negativi costruiti nei secoli dalla nostra morale per far trionfare ovunque e sempre la vita, ovunque questa per volere di Dio, si manifesta, sia quando nasce nella sacra famiglia tradizionale sancita del matrimonio e sia quando questi bambini vengano alla luce in situazioni di precarietà sociale, non ovviamente per aiutare queste donne ad abbandonare la loro creatura, ma per aiutarle concretamente perché possano crescere con loro che le hanno partorite. Solo alla fine, in un rapporto aperto e se possibile non clandestino, potranno anche consegnare il loro bambino ad una struttura pubblica se decideranno di abbandonarlo, per affidare ad altri la sua crescita.
Per fare questo, occorrono servizi sociali veri, non servizi sociali giudiziari, nei quali ci si possa rivolgere sicuri che le nostre difficoltà non vengano utilizzate contro chi ha fatto la richiesta di aiuto, come troppe volte succede e come sarà successo a questa povera crista di Roma, che non ha avuto fiducia nei servizi sociali di questa città. Anzi io credo, che in nome della legge sulla privacy, si debba vietare alle assistenti sociali, che i fatti raccontati dalle persone in difficoltà, possano essere utilizzate contro chi ha fatto richiesta di aiuto, risolvendo i drammi umani in maniera troppo sbrigativa. Non è possibile che qui a Induno Olona, ci siano ragazze madri che si rivolgono al sottoscritto, manco fossi un prete, per aver un aiuto perché hanno paura dei servizi sociali! Semplicemente assurdo.
Io credo che si debba lavorare perché nessuna madre possa pensare di abbandonare il proprio bambino e perché nessuna donna pensi di risolvere il suo problema con l’aborto. Istituire solo la “ruota salva bimbi” significa sancire la sconfitta della società nella quale viviamo. E io non me la sento di vivere in una società di sconfitti che a parole sostiene le nostre radici cristiane.
Io ho un sogno: vedere suonare a festa le campane delle nostre chiese, da SAN GIOVANNI a SAN PAOLO qui a Induno Olona, quando una ragazza madre presenta il suo bimbo per farlo battezzare, facendo una grande festa. A Michelle Hunziker che ha percepito compensi astronomici per istupidirci con il Festival di Sanremo, gli propongo di devolvere il milione di euro percepito per creare una fondazione per tutte le madri in difficoltà.



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