Storia di un parrucchiere, un artigiano qualunque
3 Maggio 2020
Gentile direttore, mi rivolgo a lei per ottenere ascolto in un momento in cui c’è posto solo per le parole.
Una vita a fare un mestiere. Con le mani, con la testa, con le ossa, col cuore, con l’anima.
Un mestiere che scorre nelle vene, che ci riempie i pensieri; il contatto con la gente – donne, uomini e bambini – che nella maggior parte dei casi conosciamo come e meglio dei loro parenti.
Perché succede così, è come una magia: tocchiamo le persone, la loro testa, i loro capelli e, inevitabilmente, s’infrange la barriera che ci separa. Non siamo più l’operatore ed il suo cliente; siamo esseri umani che si incontrano e condividono le proprie emozioni.
Che bello poter essere lì, presenti nella vostra quotidianità o in quei momenti fondamentali della vita a dare il nostro contributo, per fare in modo che tutto vada per il meglio.
E poi il temibile Coronavirus. Che prova difficile questa quarantena! Non finisce mai, ci affligge e ci fa paura.
Le spese sono tante lo stesso, anche se la bottega è chiusa. Chiunque batte cassa, compreso questo Stato che ci dovrebbe tutelare. L’incertezza e l’impotenza sono preoccupazioni che ci rovinano il sonno.
L’impegno, la costanza, i sacrifici fatti…in pochi mesi il nostro mondo si sbriciola e sfugge come polvere tra le dita.
Eppure, nonostante tutte le difficoltà, il rammarico più grande è la nostalgia di ogni persona che da tanto tempo si confida e si affida alle nostre mani artigiane. Che fatica starvi lontani!
Mi rifiuto di credere che non venga tutelata la dignità di un settore che, con i propri sforzi e le proprie energie, contribuisce attivamente a sostenere il Paese.
Siamo una categoria dimenticata, e con noi le nostre famiglie, alla deriva a causa della superficialità e della scarsa considerazione delle Istituzioni.
Da parte nostra rispettiamo le norme, mantenendo chiusa l’attività che ci dà da vivere e preparando un ambiente che garantisca la sicurezza, ma purtroppo, ora più che mai, l’abusivismo imperversa, nuocendo su ogni fronte e vanificando il nostro sacrificio.
Mi aspetto una risposta concreta: voglio essere certa di poter tornare al lavoro che amo, insieme a tutti i miei colleghi. Garantiteci questo diritto costituzionale e questo dovere civico.
Maria Cristina Crepaldi
Il bello delle donne e…
1 maggio 2020, Gavirate (VA)



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