Sui Di.Co. Ruini sbaglia
12 Febbraio 2007
Egregio direttore
ogni volta che si parla di riconoscimento delle coppie di fatto c’è sempre qualcuno che pensa ad un attacco alla sacralità della famiglia (la Chiesa in primo luogo).
Vi potete amare ma solo se siete una famiglia cristiana; fuori dalla famiglia cristiana l’amore non esiste, la solidarietà neppure.
Il recente DDL sui Di.CO “ovvero diritti delle persone stabilmente conviventi”, regola essenzialmente i rapporti delle coppie di fatto in materia di sostegno economico reciproco, assistenza sanitaria, diritto all’eredità, affidamento dei figli e assegnazione della casa e non prevede, come molti erroneamente pensano, l’adozione di bambini né il matrimonio tra coppie omosessuali.
Il Parlamento europeo già nel 2000, con una risoluzione sul rispetto dei diritti umani nella UE, ha sollecitato “gli Stati membri che non vi abbiano già provveduto ad adeguare le proprie legislazioni al fine di riconoscere legalmente la convivenza al di fuori del matrimonio indipendentemente dal sesso”.
La Costituzione all’articolo 29 riconosce i “diritti della famiglia come società fondata sul matrimonio”, ma non per questo nega dignità a forme diverse di rapporti di coppia, poiché sancisce all’articolo 2 che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
Ad oggi il numero di coppie che scelgono la convivenza senza matrimonio, indipendentemente dalla loro connotazione sessuale, è sempre più grande.
Le forme della relazione affettiva si sono fatte oggi molto più complesse, e quindi al di là del contratto matrimoniale si è reso necessario tutelare i diritti delle persone.
Potrà non piacere a molti ma è così.



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