Vescovi e coppie di fatto
16 Febbraio 2007
Egr. Direttore,
Leggo anche su Varesenews l’annuncio di un documento di laici credenti critico sull’annunciato intervento di Ruini sui PACS-DICO.
Come credente, qualche interrogativo me lo sono posto anch’io sui vari tipi di interventi del Magistero a sostegno del matrimonio e della famiglia. Apprezzo la maggior parte di essi: fanno parte del doveroso ruolo dei Pastori. Anche se, alcune sfumature di interventi della CEI mi fanno sentire un po’ laico “bambino” (sembra che non si fidino dei laici impegnati nel sociale e in politica). Ed è questione interna alla Chiesa.
Nel contempo, sono riapparsi gli interventi dei personaggi più variegati che dicono che la Chiesa fa ingerenza, non rispetta il Concordato, dovrebbe stare zitta,ecc.
Adesso si aggiungono altre voci con altri toni, da parte di credenti che parlano di involuzione, fuoriuscita dalla storia, ecc..
Io penso che tutti hanno il diritto di parola caratteristica dei diritti degli Stati laici e democratici. Anche la Chiesa e i preti. Altro è entrare nel merito della “questione civile” dei PACS-DICO, a cui
si dedicano pochi interventi e commenti, ripeto, “nel merito”. Purtroppo, secondo il malvezzo nazionale, si sceglie la parte dove stare o dove si ritiene che convenga alla propria parte politica stare e poi ci si inventa una posizione (vedi Berlusconi).
Laicamente, si tratta, prima di tutto, di valutare se per la nostra società è necessario, o almeno utile, introdurre una norma che preveda forme contrattuali civili diverse, ma con conseguenze simili, dal matrimonio civile fra due persone di sesso diverso. Per chiarezza giova ricordare che in Italia il matrimonio civile è un semplice contratto, fra l’altro rescindibile in qualsiasi momento, anche su iniziativa di una sola parte contraente e per i motivi più insondabili.
A questo punto mi rimane un dubbio elementare (molto laico). La questione “pacs o simili” chi coinvolge?
Le coppie etero, con il matrimonio civile (o inizialmente religioso, ma con gli effetti civili), stipulano un contratto e possono scioglierlo (con il divorzio civile), poi possono risposarsi, civilmente, poi divorziare, ecc. fin che vogliono. La legislazione italiana ha già
regolamentato tutti gli aspetti (patrimonio, figli, pensioni, eredità, assistenza reciproca e ospedaliera, ecc.). Pertanto, a cosa servono loro i “pacs o simili”? Avere un quadro legislativo simile ma non definito matrimonio? Un matrimonio “leggero”? Oppure è solo una questione nominalistica: la parola “matrimonio” non piace loro? Ne vogliono un’altra? Oppure sono anziani, vedovi, e non vogliono perdere le rispettive pensioni di reversibilità? Ebbene, uno Stato che accettasse di introdurre escamotage su questi aspetti, sarebbe un allievo di pulcinella!
Fra un po’ qualcuno chiederà un contratto di compravendita di case “leggero”, diverso da quello vero? Eccetera. Altro è se i “pacs o simili” li chiedono gli omosessuali. Infatti oggi sono tagliati fuori. MA ALLORA, LO DICANO! Chiedano un simil-matrimonio per omosessuali. Non c’è bisogno che ci prendono per i fondelli con la storia generica delle “coppie di fatto”! Ricordo o segnalo, per chi non lo sa, che in Svizzera (paese né bello, né brutto, ma, forse, più onesto intellettualmente o pragmatico), il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la nuova Legge sulle “unioni domestiche registrate” a cui possono accedere SOLO gli omosessuali. E’ una legge
schietta: vieta soltanto alle unioni domestiche registrate di adottare bambini o di farli con la fecondazione assistita, ovviamente, nel loro caso, eterologa (aggiungo io, per ora!?!)! Per il resto il “bravo” legislatore svizzero, ha modificato tutte le sue leggi vigenti riguardanti la famiglia, aggiungendo ai testi vigenti, alla parola “….famiglia…..” o alla parola “…..coniugi…….”, nei casi necessari e per una compiuta regolamentazione di tali “unioni”, la frase “…unioni domestiche registrate…” o “…partner di unioni…..”. Punto.
E i bravi Sindaci elvetici dal 1 gennaio 2007 hanno già “unito” degli omosessuali. Tale Legge è stata votata anche dai democristiani svizzeri(per la verità, quasi tutti, solo alcuni si sono opposti).
Se è così, mi sento di dire:
a- alla classe politica: siate schietti, non turlupinate gli elettori-cittadini;
b- ai giornalisti-commentatori: provate a scavare dentro le questioni cosiddette “politiche”, non fate i megafoni del teatrino inscenato dai politici;
c- agli elettori-cittadini: ben venga una norma per unioni SOLO per omossessuali; sono certo che forse dopo troveremo alleata la lobby degli omosessuali quando si dovrà parlare di legislazioni a sostegno della famiglia in generale;
d- a tutti i credenti, compresi i Vescovi: anche se può apparire assurdo, penso sia meglio una norma per le unioni simil-matrimonio valida solo per gli omosessuali, piuttosto che una norma pateracchio su un matrimonio leggero anche per persone di sesso diverso: quest’ultima sì svilirebbe davvero il senso, anche solo civile, delle unioni matrimoniali fra eterosessuali.
O, forse, ho capito male la questione?



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