Crisi, cosa fare?

Il presidente provinciale di Acai, Enrico Marocchi, interviene sulla situazione economica e fissa alcune priorità: dall'Ici all'Irap, dagli ammortizzatori sociali ai mutui

In uno scenario così mutevole, come quello che stiamo subendo in questi mesi, è d’obbligo interrogarsi su cosa rappresenti il futuro.
Molti imprenditori (ma non solo) guardano all’avvenire con apprensione; crediamo però che sia proprio la prudenza, che nasce dall’incertezza dell’oggi, la vera ed autentica forza con la quale affrontare questi tempi; consapevoli dei propri mezzi (e limiti) e fiduciosi nelle proprie capacità professionali.
Tuttavia le difficoltà, acuite dai mutamenti di fondo che accompagnano l’epoca che stiamo attraversando, rendono più evidente l’attuale processo di unificazione e globalizzazione economica.
E’ una fase frenetica, di forte evoluzione tecnologica, segnata dall’accentuarsi delle disparità e dai conflitti sociali, che deve essere affrontata partendo dal “piccolo” cioè da proposte pratiche che diano soluzioni positive alla paura ed all’incertezza di tempi odierni, uniche soluzioni che permettano di mettere a frutto l’umana voglia di rilancio e di ottimismo (quella consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità professionali, di cui parlavamo prima, deve trovare presupposto e riscontro oggettivo per non rimare relegata al limbo delle generiche speranze!)

Come sistema A.C.A.I. veniamo costantemente incalzati da soci o simpatizzanti a proporre e sollecitare alternative, che possano lenire le difficoltà del momento. Le imprese sono “al palo” certamente per l’economia globale ma anche per scelte scellerate a livello strategico, normativo e politico.
L’Artigiano e il Piccolo Imprenditore devono poter lavorare, adoperarsi per creare ricchezza, sperimentare, fare innovazione, non correre dietro ad obblighi, proforma e balzelli di ogni tipo.
Per questo motivo servono idee chiare ed immediata operatività nelle decisioni che dovranno essere assunte per il bene della nazione.
Noi ci proviamo e come “Libertà e Lavoro”, movimento istituito dall’ACAI a livello nazionale, vogliamo lanciare con fiducia l’ennesimo sassolino: una serie di soluzioni, forse poco accademiche, che affondano la propria essenza nelle constatazione del quotidiano.
Pochi punti, sui quali vorremmo focalizzare la nostra attenzione e quella della realtà istituzionale. Per inciso…più che gli incentivi a pioggia, riteniamo che, affrontando le problematiche di seguito accennate, non si possa che generare virtuosismi ed effetti positivi sui meccanismi e le dinamiche economiche Reali.

ICI sugli immobili produttivi:
è necessaria una sua immediata abolizione; questa imposta costituisce una patrimoniale ancor più ingiusta, in quanto colpisce fabbricati destinati a creare lavoro e ricchezza per il Paese. E’ un furto della proprietà, oltre che una doppia tassazione.
IRAP: si concorda con le voci levate da più parti ed indirizzate a richiederne l’abolizione.
Riduzione della tassazione e degli oneri legati al personale dipendente
Studi di Settore: chiediamo la sospensione totale di questo strumento, fallimentare e vessatorio, che ha trovato applicazione “all’Italiana” (ad esempio quanto e come –NON- hanno operato le commissioni e gli osservatori territoriali per gli Studi di Settore?….) e che ha creato solo disparità e disagi reali, non equità fiscale!
Tassazione secca (sul reddito effettivo) con un’aliquota del 20%.
Ammortizzatori sociali: quando il terreno frana sotto i piedi…..frana per tutti! Ci chiediamo perché istituti come la CIG o le indennità di disoccupazione siano appannaggio solo dei lavoratori. Proponiamo un allargamento di questi strumenti ai titolari delle micro e piccole imprese. Forse si ignora che una fetta rilevante di Artigiani, o comunque possessori di partita Iva, dispone di una capacità reddituale, inferiore rispetto ad intere categorie di lavoratori dipendenti.
Mutui: proposta provocatoria. Oggi, anche per effetto di alcuni interventi di Legge, è attuale parlare di rinegoziazione dei mutui. La realtà dei fatti è che comunque l’utente/cliente rimane solo di fronte ad un sistema bancario notoriamente spigoloso. Come Movimento Libertà e Lavoro caldeggiamo la creazione di strutture o comunque poli di riferimento in grado sia di gestire ed assistere al meglio le persone, sia di trattare per loro conto e sostituirsi nei confronti degli istituti di credito. Si potrebbe potenziare ed ampliare il ruolo ed il finanziamento alle strutture di Confidi esistenti.
Più forza alle imprese vere: se oggi siamo in crisi lo si deve persino al pesante sbilanciamento venutosi a creare tra realtà produttiva/manifatturiera e crescita di servizi ed attività collaterali, che non hanno sostenuto ma contribuito ad affossare (per annacquamento) l’economia.
A tal proposito, in chiusura, riteniamo di fondamentale importanza ricordare come il tessuto economico nazionale di fatto sia costituito per lo più da piccole e micro imprese.
E’ un dato al quale finora non ha fatto seguito alcuna volontà di istituzionalizzare sia sensibilità che sollecitudini in campo politico o governativo.
Ci vuole più attenzione alle peculiarità della Piccola Impresa e dell’Artigianato; per questo si invoca con forza la creazione di un Ministero ad hoc per la categoria.
Non siamo più disposti a delegare ad “altri” il nostro destino, in primis in ambito politico e di rappresentanza

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Pubblicato il 23 Marzo 2009
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