
“Giù le mani dalla costa”: blitz di Legambiente nel Varesotto
La denuncia dell’associazione ambientalista: lungo il bacino del lago di Varese 750 abitanti ogni metro quadrato, valore doppio alla media regionale
“Giù le mani dalla costa”: questo il messaggio che ha voluto lanciare oggi (lunedì 13 luglio) la Goletta dei Laghi di Legambiente, in questi giorni impegnata nelle analisi sullo stato di salute delle
acque del lago Maggiore. Gli ambientalisti si sono recati questa mattina con bandiere e striscioni di fronte all’albergo di Capolago a Varese per protestare contro quello che definiscono un vero e proprio assalto al territorio e contro l’eccessivo consumo di suolo in atto in Lombardia e in provincia di Varese. La scelta del luogo non è stata fatta a caso: la struttura alberghiera secondo gli ambientalisti è un simbolo di scelte urbanistiche sbagliate e poca attenzione nei confronti di aree che dovrebbero essere tutelate. L’hotel di Capolago era diventato famoso già nel 2008 in occasione dei Mondiali di Ciclismo. La struttura infatti ricevette le autorizzazioni per la sua edificazione grazie alla legge speciale che in occasione di grandi eventi sportivi sblocca piani regolatori e paesaggistici. La reazione degli ambientalisti non si è fatta attendere considerando il fatto che l’albergo è stato costruito su un area agricola e al confine di una ZPS (Zona a Protezione Speciale).

E così la protesta di oggi riaccende i riflettori su un problema che coinvolge la provincia di Varese da vicino: l’eccessivo consumo di suolo. La provincia varesina è seconda solo a quella di Milano per percentuale di suolo urbanizzato: il 29% della superficie provinciale è ormai coperta di cemento e infrastrutture, contro una media regionale del 13,6%, ma è prima in assoluto quanto a rapporto tra cemento e aree agricole: per ogni metro quadro di campi agricoli ci sono quasi due metri quadri di superfici cementificate (un dato sei volte più alto della media regionale, dove mediamente il rapporto è di 3,2 a 1). E la situazione continua ad aggravarsi: dal 1999 al 2005 sono stati coperti di cemento quasi 900 ettari di bosco e, sommando le aree agricole scomparse, in questo breve lasso di tempo oltre 1500 ettari di suolo sono andati in fumo per fare spazio a nuove costruzioni (dati Osservatorio Nazionale Consumo di Suolo, Legambiente e INU). E se si fa riferimento alla densità di popolazione i dati sono allarmanti: solo lungo il bacino del lago di Varese si contano oltre 750 abitanti per chilometro quadrato, un valore quasi doppio rispetto alla media regionale, che si avvicina a zone ad elevata urbanizzazione tipiche dell’hinterland milanese dove si superano abbondantemente i 1000 ab./km2 (dati da Progetto “Alpine Lakes Network”). Una simile densità di urbanizzazione si riflette inevitabilmente sulla qualità delle acque e del paesaggio lacustre.
«Varese è in una delicata zona di confine tra un’area nord del Varesotto ad altissimo pregio naturalistico e quella sud tra le più densamente popolate e antropizzate della Lombardia. Dobbiamo assolutamente evitare di condannare Varese ai livelli di antropizzazione dell’alto milanese – dichiara Dino De Simone, presidente Legambiente Varese -. Per questo Legambiente Varese sta lanciando l’ipotesi di parchi di cintura che colleghino la ZPS del lago con il Campo dei Fiori e con i PLIS del Lanza e del Rile Tenore Olona. La priorità – insiste De Simone – deve essere data alla costruzione della rete ecologica che abbracci Varese da nord a sud e da est ad ovest. Ci auguriamo che i propositi annunciati alla presentazione della fase di avvio del Piano di Governo del Territorio – attraverso anche lo strumento della Valutazione Ambientale Strategica VAS -, che prevedono il collegamento tra ecosistemi, diventi una vera priorità nei fatti e non solo a parole. Non solo tangenziali e strade per Varese, ma anche naturalità e difesa del suolo».
Per arrestare il consumo di suolo in Lombardia Legambiente da febbraio di quest’anno è impegnata nella campagna “Metti un freno al cemento – costruisci natura”: l’iniziativa prevede la raccolta di firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare che possa arginare la distruzione di nuovo paesaggio lombardo. L’associazione ha già raccolto quasi 10mila firme che consegnerà in Regione a fine mese.
«Al nostro quarto anno di viaggio sulle sponde dei laghi della provincia di Varese dobbiamo constatare che fermare il consumo di suolo è diventato una priorità assoluta per le aree pedemontane della Lombardia – conclude Katia Le Donne, portavoce di Goletta dei Laghi di Legambiente – Il cemento che ricopre il territorio è un ‘tappo’ alla circolazione delle acque, amplificando i problemi di inquinamento e di dissesto idrogeologico. Per le aree lacustri, poi, l’urbanizzazione selvaggia costituisce una pesante ipoteca ad ogni ipotesi di qualificazione turistica del territorio. Purtroppo in provincia di Varese siamo ancora molto lontani dall’inversione di una tendenza che ha portato alla quasi completa scomparsa della campagna e delle attività agricole».

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