Martina vuole un Pd popolare

Il segretario regionale sta con Bersani: "Ci serve un rapporto nuovo con i ceti produttivi e i ceti popolari, e forse anche un linguaggio nuovo, che ci permetta finalmente di farci capire"

Lo racconta divertito, ma lui li ha presi sul serio. L’odore della cucina esotica non piace agli abitanti delle case popolari di Milano. Cosa deve rispondere un politico riformista a chi gli dice queste cose? Per qualcuno, la risposta è nella mozione di Pierluigi Bersani.: “Ci serve un rapporto nuovo con i ceti produttivi e i ceti popolari, e forse anche un linguaggio nuovo, che ci permetta finalmente di farci capire”. Parola di Maurizio Martina, segretario del Pd lombardo, e candidato a succedere a se stesso. Il tema è centrale, centralissimo: togliere dal Pd quell’aria snob che in Lombardia non capisce più nessuno, ed entrare in sintonia con i problemi reali del popolo: l’immigrazione, la sicurezza, il lavoro. E’ la concretezza lombarda, che piace a Maurizio Martina, 31 anni, di Bergamo. Ha girato i mercati, ha parlato con il “popolo” e ha scoperto che uno dei temi più sentiti, nei quartieri popolari, è quello degli stranieri che cucinano speziato. “Gli odori sono un problema – spiega – l’ho scoperto parlando con la gente, l’ho anche detto nelle nostre riunioni di partito e molti si sono messi a ridere, eppure su queste cose la gente si scalda, vuol dire che nascondono tutto un mondo, che coinvolge il nostro rapporto con il futuro, i cambiamenti , l’immigrazione, la nostra stessa identità”. Lo spiega, durante un blitz a Varese, chiacchierando con i giornalisti,  spalleggiato dai suoi sponsor locali, il segretario provinciale Stefano Tosi e l’uomo macchina che Martina si è scelto per la Lombardia, ovvero il varesino Alessandro Alfieri. E’ segretario uscente e quanto agli risultati dice: "Pdl e Lega hanno stretto accordi ovunque e per noi è stato difficile reggere all’urto, abbiamo avuto solo 19 mesi di tempo, e abbiamo attraversato momenti che avrebbero abbattuto anche un cavallo". 
Veniamo ai progetti futuri. Inseguire la Lega? “No, io la Lega la voglio sconfiggere, ma prima dobbiamo essere sicuri di saper vedere i problemi, di saperli riconoscere, e poi cercare di immaginare risposte nuove e diverse dal passato”. Esempi? “Le case popolari non possono più esser assegnate solo in base al reddito, ci vogliono anche altri criteri, non bisogna mettere tutti gli stranieri nella stessa casa con otto nazionalità diverse, occorrono mediazioni nuove, e anche rassicurazioni per gli italiani”.
Martina ci ha riflettuto a lungo. Parlare di cucina speziata nelle stanze del Pd è arduo (ma è un esempio per sintetizzare il rapporto con i ceti popolari oggi attratti da Lega e Berlusconi); in quel partito la media di laureati è alta, ma quella di abitanti delle case popolari non più.
Alfieri lo conferma. “E’ un po’ difficile ancora farci capire dentro il nostro partito su queste tematiche”. Qualche tempo fa, Massimo D’Alema, alla domanda perché il Pd non capisse la società italiana, aveva risposto così: “Abbiamo dei ritardi culturali da colmare”. Martina e Alfieri sembrano dire questa cosa, e Tosi lo ribadisce puntando sul fatto che ci vuole una comprensione dei problemi, come quello dell’aumento di un milioni di lombardi in dieci anni, effetto dirompente dell’aumento di popolazione, che politicamente ha favorito al Lega e il suo richiamo all’identità. Mentre il Pd non riesce ancora ad organizzare un messaggio diverso e forte, che risulti polticamente più utile del semplice concetto di solidarietà.
Ma il lavoro è l’altro capisaldo della mozione Bersani. Martina a Milano ha incontrato gli abitanti delle case popolari, a Varese l’associazione degli artigiani di Varese, il tempio delle partite iva e delle piccole aziende del varesotto. Popolo e impresa, non più operai come classe, ma lavoratori come ceto produttivo, o “produttori” se preferite.
Il 25 ottobre ci sono le primarie, sarà un congresso vero, con votazioni vere e un meccanismo che, certo, qualcuno lo ha definito un prodotto del dottor “Stranamore”, ma comunque i voti si conteranno. Si parte con le convenzioni locali – e su su fino al centro –  che eleggeranno la convenzione nazionale, dove saranno scelte le tre candidature che andranno alla primarie. Si elegge il segretario che ha raggiunto almeno il 50%. Altrimenti la scelta andrà ai delegati della assemblea nazionale, che nel frattempo è stata eletta sempre alle primarie.
Su base regionale, invece, si presentano liste che sostengono candidati autonomi, non necessariamente legati alla segreteria nazionale. Alfieri vorrebbe allargare il campo e portare a votare Martina anche quelli che non si sono schierati con Bersani. Intanto, la campagna interna è cominciata.
 

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Pubblicato il 27 Luglio 2009
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