Volontari diretti a Gaza bloccati al Cairo
Del gruppo fanno parte anche dodici varesini: devono raggiungere la Striscia per partecipare ad una manifestazione e portare aiuti e medicinali
Dovevano raggiungere la “prigione” di Gaza, per testimoniare la loro solidarietà alla popolazione palestinese. Ma il loro viaggio si è fermato, almeno per ora, al Cairo: il folto gruppo di volontari italiani – tra cui alcuni varesini – è trattenuto in queste ore nella capitale egiziana, impossibilitato a proseguire fino al valico di Rafah.
Il gruppo è giunto in Egitto il 26 dicembre, diretti nella Striscia per la “Marcia per la libertà”, ad un anno dall’inizio dell’operazione israeliana “Piombo fuso”, costata la vita a 1400 palestinesi, in gran parte civili. Nelle prime ore della mattina di lunedì 28 gli italiani (un gruppo di quasi 140 persone) si sono preparati alla partenza verso il valico di Rafah, unico punto di accesso alla Striscia di Gaza: «Avevamo pullman prenotati e pagati – spiega Paola Mattavelli, volontaria di Ipsia-Acli che viene da Cavaria – per raggiungere il lato egiziano del valico, dove avevamo prenotato anche un albergo per la notte. Ma la mattina i pullman non si sono presentati, fermati dalla polizia. A bordo, tra l’altro, ci sono anche ventisette borse di medicinali, aiuti vari e protesi, portati dai medici del nostro gruppo».
Tra i sanitari ci sono anche i medici varesini Filippo Bianchetti e Fiorella Gazzetta; in totale i volontari varesini sono dodici, tra loro c’è anche il consigliere comunale di Varese Flavio Ibba. Nelle ore successive gli agenti della polizia egiziana hanno anche impedito ai taxisti di avvicinarsi all’albergo. «Così siamo andati a piedi fino all’ambasciata – che ci ha promesso sostegno – e poi davanti alla sede dell’Onu, per una manifestazione con i volontari di altri quarantadue Paesi» continua Paola Mattavelli. Il blocco all’accesso a Gaza non riguarda infatti solo gli italiani, ma anche le altre delegazioni: quella inglese, particolarmente numerosa, è ferma nel porto di Aqaba, in attesa di navi turche per raggiungere il lato egiziano di Gaza. «Ma per noi l’Egitto è solo un punto di transito: non vogliamo creare nessun problema al governo egiziano».
La situazione è attualmente in evoluzione: della questione è stato informato il ministro degli esteri Franco Frattini, mentre i partecipanti alla colonna italiana sono in contatto con l’ex vicepresidente del Parlamento europeo e rappresentante di Action for Peace Luisa Morgantini.
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