“L’arbitro”, le recensioni degli studenti

Il miglior cortometraggio del 2008 sarà proiettato venerdì alle 21 al cinema Nuovo. Intanto ecco le recensioni scritte dai partecipanti al seminario “Scrivere di cinema”

A conclusione del seminario “L’arte del cortometraggio” di sabato 13 marzo, realizzato nell’ambito di Cinefesta Cortisonici, i relatori hanno invitato tutti gli studenti a cimentarsi con un difficile compito: scrivere una recensione del cortometraggio L’arbitro di Paolo Zucca.
Il cortometraggio, che verrà presentato al pubblico di Cortisonici fuori concorso domani sera (venerdì 19 marzo) al Cinema Nuovo, è il vincitore di numerosi premi internazionali e del David di Donatello come miglior cortometraggio italiano dell’anno scorso.
 
Ecco alcuni estratti delle acute prove critiche di alcuni degli studenti che si sono cimentati nell’impresa.
 
Un ladrone: un ladro di pecore.
L’altro: un arbitro declassato per aver falsato i risultati di una partita di calcio.
Intorno ai gesti di questi due personaggi il regista Paolo Zucca costruisce un cortometraggio, L’Arbitro, capace di provocare un forte impatto emotivo sul pubblico.
Martina Carusi, 4°L, Liceo Crespi (Busto Arsizio)
 
L’arida terra della Sardegna. Un campo di calcio. Una partita. Due uomini. Due “ladroni”: uno dei quali, secondo una famosa frase di Agostino, verrà salvato, l’altro dannato. Attorno a questi elementi Paolo Zucca ha costruito L’Arbitro, un cortometraggio che, con un connubio di toni ironici e tragici, non potrà di certo lasciare indifferenti gli spettatori che lo vedranno.
Clara Rabbia, 4^L, Liceo Classico Linguistico D. Crespi, Busto Arsizio (VA)
 
Il cortometraggio L’arbitro di Zucca racconta di una partita di calcio di un campionato dilettantistico del nord-ovest della Sardegna che, arricchito di significati allegorici, diventa pretesto per riflettere sulle conseguenze del male.
Alessandro Tronconi, liceo linguistico “D. Crespi”, Busto Arsizio, classe 4l.
 
Calcio, ladri e arbitri venduti per una visione attuale ma allo stesso tempo biblica.
Paola Muscato
 
Si passa in continuazione dal piano biblico, con tanto di citazione agostiniana («Non disperare: uno dei due ladroni fu salvato. Non ti illudere: uno dei due ladroni fu dannato»), al piano profano-tribale-mitologico (il campo da calcio, simile a un’arena, dove entrano in scena personaggi dal sapore epico), che spesso finiscono per intersecarsi, come del resto si intersecano le vicende dei due “ladroni”, quella di un arbitro, finito in un giro di corruzione e quella di un ladro di bestiame, che sgozza una pecora isolatasi dal gregge. Non manca il colpo di scena finale: l’omicidio di uno dei due “ladroni” durante una surreale partita di calcio. Questa tragico evento provoca un forte straniamento nello spettatore, il quale si trova sospeso tra la singolarità del derby calcistico e la drammaticità di un tremendo omicidio.
Martina Pedroni
 
Sono molti gli elementi che fanno di questo un corto ben riuscito: in primis il suo inizio particolare, la scena dell’uccisione della pecora –sotto gli occhi del proprietario- da parte del giocatore ucciso; fatto che sarà poi ripreso nel corso del corto con l’ancora più drammatica crocifissione della pecora stessa sugli spalti del campo di calcio da parte di alcuni tifosi.
 Valentina Bianchi, 4^L , Liceo Linguistico Daniele Crepi di Busto Arsizio
 
Il cortometraggio è completamente in bianco e nero […] per potersi concentrare più sulla vicenda e la trama e per fornire solennità a tutto il cortometraggio.
Federica Brebbia
 
I toni cupi e drammatici resi dal bianco e nero ne L’arbitro sottolineano in modo particolare i caratteri epici di quella che in questo cortometraggio è ben più di una semplice partita di calcio.[…] Un lavoro guidato da un abile regista, in cui le varie inquadrature si susseguono velocemente con numerosi stacchi per mostrare una semplice società contadina, arida come il paesaggio che la circonda, dove si scatenano con facilità gli odi tribali e i torti vengono riparati con punizioni severe.
Chantal Frattini
 
La scelta di girare il corto interamente in bianco e nero, abbinata alle musiche da film western, contribuisce a creare un’atmosfera ancora più drammatica e a comunicare quasi un senso di oppressione.
Chiara Puricelli
 
Le scene corali, che abbondano e costituiscono la vera forza di quest’opera, risultano magistralmente dirette per formare un tutt’uno armonioso e completo; l’affresco di gesti ed espressioni dipinto dal regista attraverso primi piani e piani sequenze, infatti, costruisce intorno ai movimenti consueti del gioco del calcio emozioni e reazioni come in un grande concerto. In seguito, tratti grotteschi da una parte e un’atmosfera mistica dall’altra contribuiscono all’accelerazione e al disordine in cui si conclude la vicenda.
Elena Spinelli
 
Dai continui stacchi e dai primi piani dei tifosi sugli spalti e dei giocatori emerge la rabbia, la violenza e il brutale desiderio di vendetta.
Martina Verderio
 
Durante tutta la partita il regista fotografa i volti tesi,arrabbiati, sconvolti, urlanti del pubblico sugli spalti e, utilizzando per tutto il corto il bianco e nero, sottolinea la drammaticità della situazione.
Susanna Bottini, Classe 4L, liceo classico-linguistico D.Crespi, Busto Arsizio
 
Nella scelta musicale, oltre a un ironico Bach, viene omaggiato il cinema di Sergio Leone, e le colonne sonore di Ennio Morricone, che con sottile comicità velano il tragico e il grottesco, intere scene sono costruite sotto l’egida dei vecchi western, dove ricorrono i cogenti particolari: la mano che trema impercettibilmente aspettando la debolezza dell’avversario per "colpire", l’intenso scambio di sguardi che precede la sfida , la sabbia rovente e la tensione dagli spalti.
Martina Scalini
 
L’arbitro è un lavoro che sfugge a qualsiasi tentativo di catalogazione ripercorrendo, attraverso inquadrature, colonna sonora e continui cambi di registro, stilemi che vanno dal gangster movie, al western, dal film epico al film biblico.
Silvia Mangiarotti
 
“Non disperare: uno dei due ladroni fu salvato. Non ti illudere: uno dei due ladroni fu dannato.” Questa frase di S. Agostino conclude il corto facendo riflettere sul mondo del calcio preso come pretesto, ma soprattutto sulla vita.
Gaetano Schiavo

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Pubblicato il 18 Marzo 2010
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