L’impresa funziona a ritmo di jazz
È un’immagine originale quella trasmessa alle imprese presenti al Palace Hotel al convegno: “Gli avvisi Fondimpresa: una macchina in continuo movimento”
Il jazz può insegnare alle imprese il senso del gruppo, l’importanza del lavoro di squadra e la capacità, quando si rende necessario, di improvvisare, facendo emergere le doti di leadership.
Le tecniche usate dalle band possono essere viste come metafora di un’organizzazione aziendale efficiente, improntata alla competitività. È un’immagine originale quella trasmessa questo pomeriggio alle imprese presenti al Palace Hotel di Varese al convegno “Gli avvisi Fondimpresa: una macchina in continuo movimento”, organizzato da SPI – Servizi & Promozioni Industriali Srl, Società di servizi dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese.
L’evento si è concentrato sulle opportunità offerte alle imprese da Fondimpresa, Fondo Interprofessionale per la Formazione Continua costituito a livello nazionale da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil che mette a disposizione delle aziende risorse in grado di garantire progetti di formazione dei dipendenti, totalmente finanziati. Questo anche grazie alle iniziative ideate in base agli accordi stipulati tra le Parti Sociali a livello territoriale come quelli stretti in provincia di Varese che hanno permesso all’Unione Industriali di promuovere nel 2009 ben 525 corsi gestiti da SPI Srl. Momenti di formazione finanziata per le imprese che hanno coinvolto 3.443 lavoratori per un totale di oltre 10mila ore di formazione.
Sicurezza sul lavoro, tematiche ambientali, lo sviluppo delle competenze dei lavoratori nei vari ambiti aziendali: questi i temi più gettonati. Con un’importante novità per il 2010, presentata durante il convegno da Amarildo Arzuffi, direttore della formazione di Fondimpresa. Quella rappresentata dallo stanziamento di 50 milioni di euro per formare i lavoratori in mobilità. Un’iniziativa straordinaria, fuori dal normale raggio d’azione dei Fondi interprofessionali, ma voluto in questo momento per centrare l’obiettivo dell’occupabilità e del reimpiego dei lavoratori che hanno perso il posto a causa della crisi.
Fin qui gli aspetti tecnici e i progetti di Fondimpresa a cui si è accompagnato un aperitivo per così dire “formativo”. A tenerlo è stata Erika Leonardi, esperta di consulenza e formazione sui temi della qualità. Il suo intervento, accompagnato dalla Hopeless Jazz Band, ha cercato di dimostrare come, applicando al mondo lavorativo i criteri di gestione di un concerto jazz, si possa dar vita a basi innovative per la competitività aziendale. Il jazz non solo ha allietato la serata. Gli strumenti e i brani musicali hanno assunto il ruolo di didascalie. Spiegazioni sonore di concetti come il lavoro di gruppo, la competenza, la creatività, la gestione dei processi, il sistema di regolazione di un servizio.
«La musica jazz – ha spiegato Erika Leonardi – è il risultato di un mix di regole che si basano sulla flessibilità, l’improvvisazione vista in senso positivo e creativo, e capacità di lavorare in squadra». Bisogna saper suonare in gruppo, ma anche sapere fare l’assolo quando serve. Dal complesso si stacca l’esibizione del singolo musicista. Il clarinetto improvvisa con competenza, dando sfogo alla creatività. È l’indispensabile capacità di leadership che deve emergere in azienda al momento opportuno. «La bravura del singolo, però, – ha sottolineato Erika Leonardi – è esaltata solo perché c’è un gruppo che è alle spalle. La stecca, se arriva, è coperta dalla band pronta a intervenire per coprire il difetto, l’errore”. Il jazz funziona così. Il pubblico non si rende conto di nulla. La lezione per le imprese è che “il senso di squadra permette di massimizzare il risultato e l’utilizzo delle risorse».
Occorre però competenza. L’improvvisazione è frutto di preparazione. Quella che Fondimpresa ha garantito fino ad oggi alle imprese di qualsiasi dimensione, come ricordato dal direttore dell’Unione Industriali, Vittorio Gandini: «Noi pensiamo, però, che Fondimpresa possa fare ancora di più. Pensiamo che possa occuparsi anche di riqualificazione del personale posto in cassa integrazione e in mobilità. Che possa quindi svolgere una funzione che attiene alle politiche del lavoro, salvaguardando non solo le legittime esigenze di ricollocamento di lavoratori che altrimenti rischierebbero di essere estromessi dal mercato del lavoro, ma anche di preservazione di quelle professionalità che, dopo un adeguato aggiornamento, potrebbero essere impiegate in altre imprese, a beneficio del sistema produttivo nel suo insieme».
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