Donne sempre più protagoniste nell’impresa
«Il presente è già donna». A dirlo sono Luciana Ruffinelli, consigliere della Regione Lombardia, e Maria Cristina Bombelli, docente di Organizzazione del Lavoro alla Bicocca di Milano
Quando si parla di donne nel mondo dell’impresa e nella politica, si rischia sempre di relegare il tema nell’angusto spazio delle quote rosa, mentre è necessario alzare lo sguardo. E’ quello che ha fatto l’Associazione Artigiani di Varese che ha organizzato un incontro dal titolo “Donne in Europa tra impresa e politica”, al Pirola di Corso Matteotti, con Irene Cotis (Presidente del Gruppo Donne dell’Associazione Artigiani della Provincia di Varese) e Valeria Nebuloni (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori della struttura varesina) che hanno dialogato con Maria Cristina Bombelli, docente di Organizzazione del Lavoro alla Bicocca di Milano, e Luciana Ruffinelli, consigliere regionale (Lega Nord).
Giorgio Merletti, presidente di Confartigianato Imprese Varese e Confartigianato Lombardia, afferma con schiettezza che «le imprenditrici sono imprenditori a tutti gli effetti, e anche lo stesso Welfare è tuttora declinato al maschile. Se i fattori di esclusione si legano al fatto di essere donna, è grave». A dichiarare l’importanza dell’incontro è stato Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Varese, perché ci si trova «al di fuori delle mura dell’Associazione per raccontare la testimonianza viva e concreta di questa bellissima esperienza che prende il nome di imprenditoria. Essere imprenditrici oggi non è semplice, eppure le strategie di mercato e imprenditoriali indicano sempre più spesso le donne come punto di riferimento nel mondo aziendale».
Dal punto di vista della crisi economica, però, per le donne non è cambiato molto. Maria Cristina Bombelli (a destra nella foto), docente di Organizzazione del Lavoro alla Bicocca di Milano, pone l’accento sulle ragioni della distanza delle donne dal mercato del lavoro ma anche e soprattutto dalla partecipazione al potere. «L’Italia è un fanalino di coda, perché le donne sono escluse – dalla politica, dall’associazionismo e dalle imprese, attraverso meccanismi mai espliciti – ma purtroppo si autoescludono per il doppio ruolo giocato tra famiglia e luogo di lavoro. Inoltre, le donne non valutano i loro meriti, sono insicure, autolesioniste. Le competenze non mancano; a mancare forse, è la grinta. Le donne, però, non sono ai margini». Perché? Le donne sanno lavorare in team, trasmettono le loro conoscenze al gruppo, cooperano positivamente e potranno essere il driver per il futuro sviluppo dell’economia.
Luciana Ruffinelli, consigliere della Regione Lombardia, si dice concorde su molti aspetti, a maggior ragione quando afferma che la donna è «concreta, pragmatica, si prende cura dei problemi e arriva alla soluzione in modo rigido. La donna è coerente». E per loro la Regione Lombardia si sbilancia: «Sono in arrivo i bandi per la competitività, che hanno inglobato anche la 215/92 riguardante la legge sull’imprenditoria femminile. Per la Regione è tutto attuabile ciò che serve alla donna. Partendo dalla conciliazione famiglia-lavoro, dall’implementazione degli asili nido aziendale, sino ad una legge che – prometto – prenderò il via e riformulerà gli orari della città in funzione della donna lavoratrice».
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