“L’ippica se vuole rinascere deve essere immacolata”

Guido Borghi, presidente della Varesina, società che gestisce le corse di galoppo, spiega la sua ricetta per ridare un senso al settore. «la crisi diffusa dell’economia si fa sentire anche nell'ippica che paga anche i recenti trascorsi, vissuti in modo troppo disinvolto»

 La crisi del settore ippico è un dato di fatto che dura ormai da qualche anno e per ragioni che solo in parte dipendono dalle società che gestiscono le corse. Nonostante tutto la Società Varesina Incremento corse cavalli continua a rilanciare, credendo nell’ippica come sport, come business e come portatrice di valori, non solo monetari.  «La nostra società – dice Guido Borghi, presidente della Varesina – è sul territorio da oltre 130 anni e non è ancora stanca di lavorare per offrire il massimo. La crisi diffusa anche negli altri settori dell’economia si fa sentire anche nell’ippica. Ma paga pure i recenti trascorsi, vissuti in modo troppo disinvolto». Il come uscirne non è semplice ma Borghi ha le idee chiare in proposito. «Per dare una svolta alla situazione, a mio parere, si devono affrontare tre punti: primo, occorre disporre di un grande prodotto, pulito, trasparente e, direi, immacolato. Solo la qualità ci permette di andare avanti; secondo, è fondamentale che la televisione dia visibilità a questo prodotto rinnovato; terzo, occorre un accordo con i monopoli per semplificare le scommesse, in questo momento troppo complesse. Non si devono ammazzare i giocatori che, al contrario, devono avere la speranza e la certezza di poter gestire i soldi che scommettono». 
Gli sforzi della Varesina per far fronte al difficile clima che sta affondando l’ippica sono tanti: «Il nostro fatturato è di tre milioni di euro che equivale al bilancio di un discreto negozio del centro di Varese. Capite, dunque, quanti sacrifici dobbiamo compiere per mandare avanti l’ippodromo. I soci hanno versato nelle nostre casse oltre due milioni e mezzo di euro senza mai ritirare i dividendi». 
Da sempre c’è un punto dolente nella politica della Varesina che riguarda il centro di allenamento e Borghi sottolinea l’importanza della struttura di Caravate: «Nel galoppo – dice il presidente – è fondamentale la selezione che si fa prima con l’allenamento e poi con le corse. Chiediamoci se ha ancora senso tenere i cavalli in città o se non sia il caso, come avviene in tutto il mondo, di dirottarli in un luogo adatto, dove possano usufruire delle migliori strutture per prepararsi alle corse. Il grande Dino Meneghin è stato mio giocatore ai tempi dell’Ignis e per essere il migliore pivot in Europa non si allenava di certo in camera da letto ma con i migliori mezzi disponibili. Per allestire il centro di allenamento Castelverde, a Caravate, la Varesina ci ha messo l’anima: sono pronti 180 box, una pista in erba, con leggera salita, e tutte le migliori attrezzature adatte per allenare al meglio i purosangue». 
La mission della  Varesina è sempre la stessa:  offrire al pubblico emozioni e spettacolo non solo in pista. «Quest’anno – conclude Borghi – non avremo le selezioni di Miss Italia ma porteremo all’ippodromo gente di spettacolo e sportivi di fama come i giocatori del Varese appena promosso in B. Siamo legati al territorio e vogliamo dare visibilità a realtà come la Fondazione Molina. Anche la solidarietà è un valore che caratterizza l’anima del turf varesino».

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Pubblicato il 18 Giugno 2010
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