“I frontalieri sono immigrati di lusso”
Il presidente della provincia Dario Galli non esclude che il dibattito sulla pubblicità anti-frontalieri venga affrontato anche nella prossima seduta della Regio Insubrica
«Il frontaliere è un immigrato di lusso per chi lo riceve». Dalla parte dei lavoratori italiani in Canton Ticino, paragonati a topi in una campagna pubblicitaria d’oltre confine, si schiera anche il presidente della provincia di Varese, Dario Galli. «Innanzi tutto dobbiamo dare il giusto peso a questa discussione – ha precisato il politico leghista di Villa Recalcati -. Non arriva, per quanto ne sappiamo, né da un’istituzione né da un partito politico preciso. Dobbiamo inoltre analizzare il tipo di flusso migratorio di cui si parla. Personalmente penso che un’immigrazione che non va a scardinare la società ma a creare valore sia solo da apprezzare. I frontalieri sono immigrati speciali: non richiedono costi paralleli, arrivano, lavorano e poi alla sera tornano a casa. E ricordo che siamo stranieri solo perché c’è una barriera che ci divide ma abbiamo modi e cultura molto più simili di quanto si pensi a partire dalla storia e dalla nostra comune appartenenza al Gran Ducato Milano». Il presidente della provincia di Varese, che è anche presidente della Regio Insubrica, non esclude che nella prossima seduta in programma il 18 ottobre si possa affrontare anche questo argomento.
Di portare la questino in quella sede lo ha chiesto a Galli anche il presidente della provincia del Vco, Massimo Nobili, che vorrebbe "una convocazione urgente del consiglio di questo organismo transfrontaliero, del quale fanno parte i vertici istituzionali e politici del Canton Ticino, perché è inaccettabile la campagna denigratoria contro i nostri lavoratori lanciata da Lugano, in modo vergognosamente anonimo, senza neppure il coraggio di metterci il nome e la faccia". «Abbiamo più affinità con gli svizzeri che con i romani» ha commentato invece il presidente del Consiglio Regionale Davide Boni (Lega) che propone di avviare un tavolo istituzionale con la Svizzera e risolvere così le polemiche sui "pendolarì italiani che vanno a lavorare oltre confine: «Si tratta di una naturale salvaguardia del lavoro sul territorio, ma si è andati un pò oltre».
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