“Stop ai sacchetti di plastica: dov’è il Comune di Varese?”
Legambiente: “Un peccato perdere l’occasione di anticipare la legge nazionale”
Legambiente Varese esprime la propria insoddisfazione perchè sembra essersi arenata l’idea di
anticipare in città la legge nazionale che impone il divieto di commercializzare sacchetti di plastica dal gennaio 2011.
«Dopo la riunione dello scorso giugno con grande distribuzione e commercianti – dichiarano i
rappresentanti del circolo ambientalista – avevamo ricevuto assicurazioni di un altro incontro per
definire un protocollo che rendesse effettivo già dall’autunno il divieto degli shoppers di plastica».
Secondo il Cigno Verde locale sarebbe un’azione utile all’ambiente e anche all’immagine della città: si aggiungerebbe a ben 150 comuni che hanno già vietato i sacchetti (Torino in testa) o hanno attivato iniziative di disincentivo all’utilizzo, prima dell’entrata in vigore della legge.
«Proprio sabato 27 novembre, all’interno della Settimana Europea per la riduzione dei rifiuti, la
Provincia e Aspem organizzano la Giornata del Riuso a Casbeno, tappa di un impegno lungo e incisivo che l’ente provinciale porta avanti per la riduzione e il riciclo dei rifuti. Così come collaboriamo con loro per questa iniziativa, rimaniamo assolutamente disponibili anche verso il Comune nel mettere in rete competenze e relazioni. Per esempio quella che abbiamo instaurato con Novamont, l’azienda che detiene il marchio registrato Mater-Bi e che ha già collaborato su questo tema con altri Comuni».
La situazione in Italia
Per legge, dal 1° gennaio 2011 sarà vietato commercializzare anche in Italia i sacchetti di plastica usa e getta, come è già in molti paesi d’Europa e del mondo. Il divieto in realtà sarebbe dovuto entrare in vigore nel gennaio 2010 ma era stato prorogato di un anno.
Per questo secondo l’associazione ambientalista non bisogna abbassare la guardia: da due mesi ha
lanciato la petizione “Stop ai sacchetti di plastica” (firmabile su www.legambiente.it) che chiede al
ministro dell’Ambiente di impegnarsi a non prorogare ulteriormente il divieto di commercializzazione di sacchi non biodegradabili non rispondenti ai criteri fissati dall’Unione Europea. Unionplast, l’associazione degli industriali della plastica, è da poco tornata all’attacco per chiedere ai parlamentari di modificare la normativa italiana. Ma Legambiente ha fatto appello al Parlamento e ha ribadito un no fermo alla proroga, in linea con le recenti dichiarazioni dei ministri Prestigiacomo e Romani e dell’assessore regionale lombardo al territorio Daniele Belotti.
L’impatto ambientale dei sacchetti di plastica
I sacchetti di plastica utilizzati nei negozi e nei supermercati costituiscono un grave problema
d’inquinamento ambientale diffuso in tutto il mondo. Consumiamo in Italia circa 20 miliardi di buste all’anno, assicurando così al nostro paese la maglia nera europea. In Europa le buste consumate sono 100 miliardi. Anche se solo una frazione di questi viene dispersa nell’ambiente, provoca la morte di milioni di pesci, balene, delfini, tartarughe e altri animali. Sostituendo con 10 sporte riutilizzabili i 300 sacchetti di plastica che ogni italiano consuma all’anno, risparmieremmo più di 180 mila tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2.
Qualsiasi bilancio costi–benefici è dunque sfavorevole agli shopper di plastica usa e getta: consumano petrolio e inquinano, sono utili solo per pochi minuti ma creano degrado e sporcizia per anni. Costa poco produrli e, talvolta, importarli dai paesi asiatici, mentre il costo per raccoglierli, smaltirli o riciclarli è molto consistente.
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