Un po’ di Cina a Villa Toeplitz
Li Xi primo segretario dell'ufficio culturale dell'ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma sarà ospite dell'Insubria University Club
E’ un lungo abbraccio tra Varese e la Cina: in un tempo relativamente breve la grande, reciproca curiosità culturale, il desiderio di approfondire la conoscenza di realtà tanto diverse e il costante approccio nel segno di un rispetto totale hanno creato un rapporto di rara amicizia.
All’inizio ci fu la tenacia della nostra concittadina Irene Di Paola Affede, laureata in cinese e docente di Sinologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, con il cuore sempre a Oriente e credibile ambasciatrice anche della nostra cultura, poi Renzo Dionigi, rettore dell’ateneo insubrico, istituzionalizzò il rapporto dandogli continuità e una solidissima base scientifica, fatta oltre che di studi anche di scambi, di contatti e viaggi finalizzati allo sviluppo della conoscenza e al consolidamento dei rapporti e di una amicizia sentita, intensa, costruttiva. Un’ amicizia che ha già avuto riconoscimenti ufficiali e che mercoledì 30 marzo vivrà un altro momento eccezionale: infatti la signora Li Xi, primo segretario dell’ufficio culturale dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma sarà ospite a Villa Toeplitz dell’Insubria University Club al quale fanno capo anche i rapporti culturali con gli amici cinesi. La signora Li Xi sarà accompagnata dal signor Yin Jun, addetto scientifico, con il collega signor Liu Jie.
Per l’occasione la cerimonia sarà aperta a tutti: si terrà alle 17,30 nella Sala Insubria della villa dove Irene Di Paola ricorderà le tappe degli scambi culturali tra i due Paesi.
La signora Li Xi oltre a essere una diplomatica di rango è anche una giornalista: per una catena testate cinesi invia notizie e reportage sulla sua esperienza italiana e raccoglie attenzione e consensi da parte dei lettori sempre molto interessati quando c’è di mezzo il nostro Paese.
Di recente la nostra illustre collega ha riferito sulla cultura degli stemmi, degli emblemi delle città europee e soprattutto italiane, cultura assolutamente ignota in Cina e che invece presenta aspetti rilevanti.
La traduzione in italiano del suo articolo rispecchia la base della lingua originale, che non ha pronomi relativi e non usa frasi subordinate. I cinesi scrivono sempre brevi frasi con soggetto, verbo e complemento, per cui ci si può imbattere in ripetizioni.
Aldilà di questa segnalazione sulla forma linguistica restano il gusto della scoperta e della sua valorizzazione e soprattutto l’attenzione dedicata alle positività della cultura degli stemmi per un popolo che evidentemente non trascura dettagli ben lontani dalla produzione industriale e dal boom economico.
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