Dal tornio a Facebook. Nel web vince chi si racconta

Cloud computing, web marketing, social networke e-mail. I piccoli imprenditori sono chiamati a scegliere quale tecnologia utilizzare per il loro business. Esperti a confronto nel convegno organizzato da Confartigianato alle Ville Ponti

Se a dire che è arrivata l’era in cui la fattura non deve essere più cartacea è uno come Giorgio Merletti, artigiano di lungo corso e presidente dell’Associazione artigiani di Varese, allora vuol dire che i tempi per il passaggio definitivo dal vecchio mondo analogico a quello digitale sono ormai maturi.
Il convegno, organizzato da Confartigianato Varese alle Ville Ponti, dal titolo “Network, Social Forum, Web: nuove prospettive per l’impresa” ha dato spunti interessanti ai tanti imprenditori presenti in sala. La convinzione di Mauro Colombo, direttore dell’Associazione artigiani, secondo cui la piccola impresa e il mondo digitale formano ormai «un binomio necessario per essere più competitivi», seppur condivisa da tutti i relatori, lascia aperti due interrogativi: come fare a cambiare in un sistema paese lento e barocco come quello italiano. E che tipo di scelte deve fare l’imprenditore.
«Nel mondo dell’Ict (la tecnologia dell’informazione e della comunicazione ndr) – dice Alfonso Fuggetta, docente del Politecnico di Milano e amministratore delegato del Cefriel –. L’Italia sta morendo di superficialità e mancanza di responsabilità. L’informazione presenta Internet come il luogo del rischio e del pericolo e l’Ict viene vista come il luogo dell’automazione di processo, concezione che risale a 20 anni fa. Mentre oggi l’Ict è intelligenza pervasiva che sta in qualunque prodotto e in ogni luogo, anche nel bel mezzo dell’oceano. L’imprenditore deve essere lungimirante nel cogliere il senso e la valenza della tecnologia, non basta affidarsi ai consigli bonari dell’amico, occorre conoscere».
La conoscenza è legata al linguaggio e ci sono delle parole che si impongono nel tempo e nell’uso comune. Una di queste è l’acronimo «pmi», che sta per "piccole e medie imprese". «Occorre un cambio di paradigma – spiega Aurelio Ravarini, docente di ingegneria informatica alla Liuc di Castellanza e direttore del Cetic –  perché quell’acronimo oggi è sbagliato in quanto creato per enfatizzare un fenomeno che non corrisponde più alla realtà. La contrapposizione corretta è tra micro e piccole da un lato e medio e grandi imprese dall’altra. Anche quando parliamo di Internet occorre capire a cosa ci si riferisce, perché internet è tante cose insieme, alcune vecchie, come l’email, altre nuove, come il cloud computing (archiviazione ed elaborazione dati fatte da risorse remote, ndr). La domanda che si deve porre il piccolo imprenditore è: “di che cosa ho bisogno?”. Spesso si sceglie in base alla moda del momento, ma non è detto ad esempio che il cloud computing sia utile per una piccola impresa. Mentre la vecchia mail potrebbe esserlo per fare del buon marketing».
Ciò che fa la differenza nel mondo dell’impresa è chi fa le cose, rispetto a chi non le fa. Infatti, avere idee nuove e brillanti, anche se unite alla tecnologia, non è sufficiente. Occorre la volontà di realizzarle. Lo scarto del successo imprenditoriale, spesso, è tutto lì. «L’idea di facebook non è di Mark Zuckerberg. Lui, però, l’ha fatta – spiega Marco Giovannelli, direttore e fondatore di Varesenews – . L’algoritmo del motore di ricerca di Google è di un italiano, ma la realizzazione è stata fatta da altri. E attraverso queste realizzazioni sono passate le trasformazioni più importanti della Rete negli ultimi 15 anni: dall’era dell’accesso preconizzata da Jeremy Rifkin all’era della condivisione con i social network, passando per il web 2.0. Passaggi che hanno trasformato anche la comunicazione, un tempo simile alla grande industria. Mentre oggi ciò che vince sul web è spesso la mentalità artigiana».
Per molti imprenditori la scelta di adottare nuove tecnologie non è così scontata. Le intenzioni sono importanti, ma poi ci sono i fatti. «Quando parliamo della rete – continua il giornalista – c’è la difficoltà di confrontarsi con i dati che sono la cosa più difficile da reperire. Ad esempio, se cerco quanti sono gli artigiani che usano internet o facebook, mi accorgo che i dati sono vecchi. Eppure la rete e internet sono già nella vita quotidiana delle persone. La Camera di Commercio è tutta digitalizzata. E così l’Inail che ha chiuso il numero di fax e comunica via Internet, lo stesso vale per  i medici di base el’Inps. E nonostante tutto ciò, per l’Europa siamo uno dei paesi fanalini di coda per quanto riguarda l’e-governement».
Di certo, ciò che è mancato in questi anni, è stato un racconto della piccola impresa, l’epopea vissuta nel capannone dietro casa. Una mancanza che, secondo Gianluca Diegoli, esperto di web marketing collegato al convegno via Skype, può essere colmata dagli stessi imprenditori grazie alle nuove tecnologie. «Raccontatevi, aggiornatevi, scrivete quotidianamente, comunicate – suggerisce Diegoli -. Nel web vince chi si racconta e chi continua a raccontare la propria attività. Fatelo con le vostre parole, con video e foto perché il linguaggio aziendalese non funziona. Utilizzate piattaforme semplici come wordpress perché al navigatore medio interessano le informazioni e non i fuochi di artificio».

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Pubblicato il 25 Giugno 2011
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