Poveri si diventa e non resta che bussare in Comune

La trafila per risolvere i casi di indigenza parte sempre dallo sportello dell’assistenza sociale del comune di residenza. Poi si passa alla Provincia, poi in Regione, e infine alle associazioni e agli enti religiosi

La trafila per risolvere i casi di indigenza parte sempre dallo sportello dell’assistenza sociale del comune di residenza. È dall’assistente sociale che viene monitorata la situazione dei cittadini che hanno bisogno di aiuto, ed è sempre da questa figura che viene istruita la pratica per cercare di risolverla.
Le situazioni di povertà si manifestano infatti nei modi più disparati, come più disparate sono le modalità di risoluzione del problema.
Esistono persone che si trovano in una condizione di parziale povertà, magari solo per un periodo momentaneo, e altre che sono completamente povere per periodi molto più lunghi.
Il momento che abbiamo appena attraversato, caratterizzato dalla crisi economica, ha creato nuove e improvvise situazioni di povertà.
Si è trattato spesso di difficoltà conseguenti alla diminuzione delle entrate famigliari (ricorso delle aziende alla cassa integrazione) o, peggio, dei licenziamenti.
La prima ondata di queste nuove povertà sono state in parte assorbite, con molte fatiche, dalla forte coesione sociale, che in Italia e nel nostro territorio è caratterizzata da una  rete di relazioni famigliari. I parenti sono spesso la più importante risorsa in caso di bisogno. Ma, naturalmente, può non essere così per tutti, ed è allora si bussa all’assistenza sociale.
«Molto spesso si tratta di casi di povertà momentanea – ci spiega il sindaco di Daverio Alberto Tognola -, si tratta di situazioni di difficoltà contingenti al pagamento delle bollette o della rata del mutuo, o dell’affitto. In questo caso l’amministrazione si muove in diverse direzioni: innanzitutto si cerca di accedere a tutti i fondi o gli strumenti d’aiuto messi a disposizione dagli enti provinciali o regionali. Spesso per risolvere situazioni ben definite il Consiglio comunale mette ai voti il pagamento di una cifra, una tantum, per risolvere il problema prima che diventi più grave».
Capita anche che siano gli stessi comuni a stanziare fondi o allacciare accordi per costruire alcune iniziative ad hoc: «A Daverio abbiamo aderito al “Last minute Market”: Due volte a settimana in accordo con il supermercato il Gigante, e l’università di Bologna, distribuiamo del cibo gratuitamente alle famiglie che ne hanno fatto richiesta. In questo modo riusciamo a tamponare e monitorare alcune situazioni di disagio».
E cose simili sono accadute in molti comuni della provincia dove sono state tantissime le iniziative di questo tipo istituite negli ultimi anni.
Ma queste sono soluzioni di “tamponamento”, utili a chi attraversa un momento di difficoltà temporaneo. I problemi più seri arrivano quando i casi di indigenza sono molto più gravi, e soprattutto quando interessano la casa. In questi casi capita spesso che siano gli amministratori locali a bussare alla porta degli enti religiosi o delle associazioni di carità presenti sul territorio.
Ce ne sono tanti e molto diversi. Sicuramente uno dei più organizzati è la Caritas diocesana, che dispone di una serie di sportelli d’ascolto che le consentono una presenza capillare sul territorio.
Attraverso questi sportelli è la Caritas stessa ad entrare in contatto con le situazioni di disagio, a volte addirittura prima degli assistenti sociali. «Proprio per questo c’è un dialogo quotidiano con i servizi sociali – spiega Mario Salis, referente Caritas -. Quello che possiamo fare noi come Caritas è supportare ma non sostituirci alle strutture già esistenti. Altrimenti creeremmo una confusione che non aiuta a risolvere il problema. All’interno di questa collaborazione a volte siamo noi a segnalare agli assistenti sociali le situazione di difficoltà, a volte è il contrario».
Con il fondo “solidarietà famiglia lavoro” messo a disposizione in questi anni dalla diocesi l’organismo della Cei ha potuto entrare in contatto direttamente con le famiglie che chiedevano aiuto, «si sono presentate da noi persone che mai avremmo immaginato – spiega Salis -, quasi tutte situazioni di nuova povertà determinata dalla crisi economica».
In questa “rete di assistenza” intervengono anche la Regione e la Provincia. La prima lo fa solitamente stanziando fondi per iniziative di sostegno, quelle alle quali le persone accedono attraverso le amministrazioni comunali.
La Provincia di Varese fa invece un’attività di sostegno al settore del volontariato. «L’assistenza ai cittadini è di competenza comunale – spiega infatti l’assessore alle politiche sociali Christian Campiotti -, la Provincia fa più un servizio di coordinamento e di sostegno al mondo del volontariato. In particolare noi abbiamo deciso di sostenere le suore di via Bernardino Luini, il banco telematico di Orino e tante altre realtà significative per il territorio. Cerchiamo di far lavorare le associazioni in sinergia con i servizi territoriali già attivi».

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 14 Giugno 2011
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