La Lega, tra polenta e Big Mac
Di Enzo Rosario Laforgia
La Lega di governo è evidentemente tutt’altra cosa dalla Lega di piazza. La Lega di piazza tuona e cannoneggia contro l’invasione del kebab e del cous-cous sventolando la patriottica polenta. La Lega di governo non fa una piega di fronte all’arrivo di un Mc-drive. La lega di piazza ha rispolverato in questi anni una visione comunitaria della società, in cui trovavano posto i piccoli commercianti (a condizione che sapessero parlare in italiano e in italiano componessero le loro insegne), estremo avamposto di tradizioni culturali minacciate dallo spettro della globalizzazione. La Lega di governo non fa una piega di fronte all’ennesima espansione di un super-mega-iper centro commerciale. La Lega di piazza ha riscoperto in anni recenti un cattolicesimo tradizionalista (talvolta nelle forme controriformistiche di qualche autoproclamatosi interprete sublime del verbo ratzingeriano). La Lega di governo sacrifica volentieri al dio dell’iper-mercato il giorno del Signore, perché il tempio del consumo non può conoscere giorni di riposo. La Lega di piazza ha orgogliosamente esibito il radicamento in una storia e in un territorio caratterizzati dal lavoro (altrui, s’intende), quale strumento di emancipazione e di realizzazione. La Lega di governo non sembra avere grandi progetti per un’economia sofferente e malata né sembra in grado di sostenere la straordinaria realtà delle piccole e medie imprese che hanno fatto la ricchezza del nord e, di conseguenza, dell’intero Paese.
E così, lì dove un tempo, lungo il corso dell’Olona, nascevano e proliferavano i centri di produzione, oggi sconfina e trionfa il super-mega-iper centro di consumo. E un po’ dappertutto, nel territorio di questa provincia che ancora negli anni Trenta era considerata la provincia più industrializzata d’Italia, le città sembrano diventate una triste appendice dei più luminosi e luccicanti centri commerciali. Del resto, sono ormai le uniche oasi pedonali che possiamo permetterci. Di quest’ultimo ventennio di interventi pubblici nel territorio di Varese, le cronache future probabilmente si ricorderanno del proliferare delle fontane nel centro cittadino, volute da un sindaco intellettuale (perbacco!) e dei grandi lavori (e grandi costi) per il tram-bus, all’epoca del sindaco…, come si chiamava…?
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