I due terremoti non sono collegati

Livio Franz, ricercatore del dipartimento scienze ed alta tecnologia dell’Insubria spiega gli ultimi eventi sismici. “Varesotto e Comasco zone non sismiche ma…”

franz livio ricercatoreI terremoti del Veronese di ieri sera e quello nel Reggiano e in Puglia di stamani sono fenomeni non collegati tra loro, “geologicamente disgiunti” e non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri.
Per farci capire cosa sta accadendo nel sottosuolo, Livio Franz (nella foto), ricercatore nello staff del professor Alessandro Michetti, del dipartimento scienze ed alta tecnologia dell’Università dell’Insubria, utilizza una metafora: «È come se un piatto si ribaltasse su un lato di una lunga tavolata e dopo due ore succedesse lo stesso nell’altro lato della tovaglia: non esistono correlazioni tra i due eventi».
Beninteso, i due fenomeni sono figli di un processo geologico uguale, ma in due aree completamente svincolate l’una dall’altra. «L’epicentro del terremoto di Reggio è avvenuto in una zona sismica, seppur pianeggiante. Sono infatti presenti vere e proprie catene montuose sotterranee che spingono verso l’alto. Nel Veronese, invece, la zona è nell’arco prealpino in un’area molto particolare dal punto di vista geologico».

Il terremoto più forte, però, che si è sentito fino in Svizzera è stato quello di stamani. «Sì, e terremoto una spiegazione c’è: l’epicentro di questo fenomeno è stato a circa 30 chilometri di profondità, quello nel Veronese a 10. Dal punto di vista sismico questo si traduce in uno spostamento di energia molto più intenso: terremoti “superficiali” possono essere molto distruttivi, ma non estesi. A differenza di fenomeni che si sviluppano in profondità i cui effetti possono sentirsi a centinaia di chilometri di distanza».

Quanto avvenuto nel Reggiano e nel Veronese non è correlato, ma potrebbe rappresentare l’avvisaglia di un sisma più esteso? «È difficile rispondere a questa domanda: nel Veronese, negli ultimi giorni, sono stati registrati fenomeni. Ma è molto azzardato dire che questi sono in relazione con quanto avvenuto in nottata: anche prima del terremoto dell’Aquila ci furono sciami sismici per mesi, senza avere la possibilità di definire con precisione il momento del sisma di maggiore intensità».
Parliamo di casa nostra: l’area insubrica è a rischio? «Il nostro gruppo di lavoro si è interessato all’area lombarda. Nel Varesotto e nel Comasco, gli ultimi eventi sismici rilevati riguardano un periodo di circa un milione di anni fa. Lo studio di questi fenomeni interessa una specifica disciplina scientifica che si chiama “Paleosismologia”. Ma attenzione, un milione di anni, dal punto di vista geologico, è come parlare dell’altro ieri».
terremoto Insomma, in Nord Italia ci sono zone sismiche, ma non spaventa il “Big one”, un evento sismico come quello atteso per esempio in California vicino alla Faglia di Sant’Andrea…
«Difficile dire cosa avverrà. La Paleosismologia indaga su quanto avvenuto in un periodo che appare remoto dal punto di vista temporale, ma molto vicino sul piano geologico. Quando si parla di eventi di questo genere è bene sapere che passato e presente vivono in continuo scambio. Il terremoto nel Veronese, in particolare, ci permetterà di studiare cosa accadde in quella zona, vicino ai monti Lessini il 3 gennaio1117. Qui si verificò un evento di intensità pari al decimo grado della scala Mercalli: un terremoto del genere non lascerebbe in piedi un edificio. Bene, questo evento, che è accaduto mille anni fa, venne ritenuto l’evento “di riferimento” per lo studio, nel corso degli anni 80’ dei siti potenziali per la costruzione delle centrali nucleari in Nord Italia: era questa energia, enorme, a cui le strutture sarebbero dovute resistere».
L’energia che per un geologo si è sprigionata da poco: mille anni fa.

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Pubblicato il 25 Gennaio 2012
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