“Mi tremava il banco e sono scappata”
Le testimonianze di studenti, bidelli e professori, che oscillano tra la razionalità e il pancio in una mattinata di tensione nelle scuole varesine
«I ragazzi scendevano dai piani alti e ci dicevano che c’era il terremoto. Abbiamo avuto paura ma abbiamo seguito le procedure in caso di emergenza. Abbiamo suonanto la campanella, poi siamo scesi tutti in cortile». Le bidelle del liceo di scienze umane Manzoni hanno fatto il loro dovere. I ragazzi sono usciti alla spicciolata e e si sono concentrati nei punti di raccolta. Alcuni sono usciti in cortile e sono rimasti lì dalle 9 alle 10 e 30, mentre altri studenti dialogavano con il preside Giovanni Ballarini, perché non volevano più rientrare. Non è facile essere un dirigente scolastico quando i
ragazzi hanno paura e anche le professoresse spaventate ti dicono: «Che cosa devo dire ai ragazzi della prima? Non so come convincerli, hanno tutti paura».
Una mattinata in una scuola con i muri segnati da qualche crepa, dopo una scossa di terremoto, è una bella prova di nervi a posto e sangue freddo. «Ma le crepe qui erano già presenti, sono davvero poca cosa, non drammatizziamo» osserva il dirigente scolastico, che, alle 10, decide di fare un sopralluogo con alcuni professori. Ispeziona tutte le aule, sale e scende la scale. Telefona al comune, alla provincia, alla protezione civile. Tutti lo rassicurano, non esiste un allarme che imponga lo sgombero.
«La scossa è solo la coda di un terremoto che ha investito l’intero nord Italia – dice – nessuno prevede che ce ne sarà un’altra». I ragazzini però guardano sui cellulari e rispondono che hanno ricevuto dei messaggi su una scossa imminente. La tecnologia diventa un amplificatore di paure incontrollate. Qualcuno afferma di averlo letto su Varesenews ma è una diceria destituita di fondamento.
Stefania Montonati è una studentessa maggiorenne delle terza A sperimentale. Racconta di aver sentito il banco tremare e di essere scappata. Non vuole più rientrare in classe: «Sono maggiorenne e me ne vado» urla decisa davanti alla nostra telecamera.
Arriva qualche genitore che firma la giustificazione e si porta via i figli. I ragazzi in questa scuola hanno scioperato poco tempo fa per le strutture che ritengono poco sicure. Alcuni studenti sono spaventati perché nella sezione distaccata di via Brunico sono caduti dei calcinacci. Qualcuno tita fuori la chitarra – la scuola ha una sezione musicale – e i ragazzi cantano Lucio Battisti.
Intanto le altre scuole varesine sono già rientrate in classe e anche qui l’allarme finisce. Nella vicina ragioneria, l’itc Daverio, ci sono ancora 50 ragazzi in cortile che non vogliono rientare. Il professor Piccinelli ha chiamato tra gli altri il centro geofisico prealpino e ha avuto rassicurazioni. La vicepreside si sgola per informarli che la loro è insurbordinazione semplice. I ragazzi più che spaventati dal terremoto, sembrano spaventati da un compito in classe.
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