“Ci vuole una finanza a chilometro zero”
Accordo tra Bcc e Confesercenti per sostenere le imprese associate. Barni: «Il problema è la mancanza di fiducia». Lucchina: «Riportarla tra gli imprenditori è compito della politica»
Quando si parla di finanza, si tende, in questo tempo disgraziato, ad attribuirle sempre un significato negativo, come se fosse cattiva di per se stessa, dimenticando che il suo compito ineliminabile è rendere i sistemi economici più efficienti.
Il problema vero semmai è il modo in cui i processi di finanziarizzazione vengono posti in atto e il livello di controlli democratici a cui sono sottoposti. E poiché la finanza è necessariamente globalizzata tende a sfuggire a qualsiasi forma di governance. «Forse oggi abbiamo bisogno di una finanza a chilometro zero, più vicina al territorio e prodotta nel territorio e non nelle stanze di New York». L’ispirazione ad Andrea Uselli, giovane docente di economia dell’Università dell’Insubria, deve essere venuta nel momento in cui si è seduto tra i relatori, tutti a chilometro zero. Da una parte i vertici della Bcc, dall’altra quelli di Confesercenti Varese, in mezzo un accordo a condizioni interessanti, presentato alle Ville Ponti di Varese, per gli iscritti dell’associazione che utilizzano il servizio pos del Credito cooperativo: mutuo flessibile chirografario (senza la necessità di fornire garanzie reali), fino ad un massimo di 200 mila euro a tassi interessanti (Euribor a tre mesi + spread dal 4 al 6%), conto corrente, servizio pos e finanziamento del negozio virtuale.
«La nostra banca – spiega Adalberto Tomasello responsabile area mercato della Bcc – non ha mai smesso di erogare credito. I nostri primi concorrenti sono stati i bond governativi». Se l’immissione di liquidità da parte della Bce (Banca centrale europea) è servita per i grandi gruppi bancari a comprare debito pubblico, così non è stato per la Bcc che «ha rimesso in circolo, al servizio dell’economia reale del territorio, 60 milioni di euro».
Le banche raccolgono risparmio e lo trasformano in impieghi. Il credito c’è e le imprese, che da almeno 4 anni navigano a vista, per lo più lo chiedono per sostenere l’attivo circolante e non per fare investimenti. «La cosa più difficile nel lavoro quotidiano- conferma Tomasello – è selezionare le idee imprenditoriali che hanno un futuro, valutazione che facciamo nella massima trasparenza ascoltando i nostri clienti. E nella massima trasparenza diciamo "no" quando non ci sono i presupposti».
Luigi Maltecca, imprenditore associato a Confesercenti, ricorda che la parola crisi richiama il
concetto di scelta. Ma per scegliere bisogna avere una prospettiva che oggi manca a molti imprenditori affannati nello sbarcare senza danni il quotidiano. «La vera criticità – spiega Luca Barni, direttore della Bcc – è la fiducia è per questo che la macchina (del credito, ndr) si è ingrippata. La nostra banca esprime la sua governance sul territorio e con persone del territorio e quindi ha anche una flessibilità strutturale che aiuta nel prendere le decisioni. Inoltre, noi non abbiamo l’azionista che ci tira per la giacchetta per avere il dividendo. Ciò che dobbiamo fare è produrre utile per creare valore sul territorio».
La fiducia passa anche per il consenso dei portatori di interesse che, nel caso della banca, sono i soci, a cui il cda deve rendere conto delle proprie decisioni, nel caso della Confesercenti, sono gli imprenditori associati. «Il mio titolare – conclude Gianni Lucchina, direttore di Confesercenti – sono i nostri 3.500 iscritti. Confesercenti è stata costruita partendo dai territori e anche noi non abbiamo dividendi da distribuire. Penso che far ritornare la fiducia negli imprenditori e nelle persone sia un compito della politica, obbiettivo difficile da raggiungere quando il Comune di Varese decide di anticipare i saldi o di aumentare i parcheggi senza consultare le associazioni di categoria. Queste decisioni fanno danni alle imprese».
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