L’irrisolutezza è il male di Varese
Pierfausto Vedani riprende la vicenda dell'ospedale Del Ponte per raccontare alcune caratteristiche del nostro territorio
Sicuramente il malcontento lo si poteva riscontrare da lungo tempo, ma era circoscritto all’ambiente medico dell’ospedale di Circolo, poco convinto del progetto di un Del Ponte polo di riferimento materno-infantile.
Nessuno immaginava che da una situazione relativamente tranquilla si potesse arrivare all’esplosione di polemiche violente a lavori già avanzati e dopo tre anni di un silenzio-assenso di massa nella comunità cittadina nato dai ripetuti, unanimi “via libera” di Palazzo Estense.
Cause remote della deflagrazione possono essere state la portata del progetto non supportata da convincenti piani di sviluppo in campo sanitario, il perdurare della dipendenza del Del Ponte dal “Circolo” per alcuni servizi di assistenza, la possibilità di ospitare tutto il nuovo polo tra le mura dell’ospedale storico senza dimenticare la riaffiorante sottile rivalità tra i due complessi e anche il timore di eventuali conseguenze per la crescita della struttura leader.
Le cause prossime della "rivolta" possiamo farle risalire alla crisi finanziaria, veramente devastante e che spaventa tutti, che solleva dubbi sulla possibilità di avere realmente il grande polo materno infantile, annunciato una dozzina di anni fa; possiamo aggiungere pure le elezioni che in campo sanitario possono apportare novità: la Lega dopo essersi affidata negli scorsi anni a un assessore un tantino anemico, questa volta offre come candidato alla guida dell’assessorato più importante un personaggio molto intelligente e dai tanti globuli rossi. E ci potranno essere molti mutamenti, anche di programmi, con nuove maggioranze. Una concausa, una piccola scintilla che ha potenziato il grande falò di protesta contro il nuovo Del Ponte, può essere stata l’adesione comunale al parcheggio sotterraneo del parco di Villa Augusta, in effetti degna del premio nazionale Attila.
Sarà il mio direttore, Marco Giovannelli, a tirare le somme alla fine della equa inchiesta di Varesenews, io vorrei accennare a un fattore emerso in tutta questa vicenda e che si presenta con una desolante ripetitiva negatività nella nostra grande e piccola cronaca cittadina, cronaca che nelle future analisi e sintesi di lungo periodo i posteri trasformeranno in storia. E’ il fattore irrisolutezza che negli ultimi decenni ha condizionato il raggiungimento di parecchi obiettivi: irrisolutezza che si veste a volte di indifferenza, di disinteresse, di fiducia mal riposta, di deleghe istituzionali non azzeccate, di timore delle novità, di reticenze,
di capacità di giudizio arrugginita. Conosciamo bene la lunga sequele di “incompiute” in vari settori della vita cittadina, dall’urbanistica alla viabilità passando per il sociale e la cultura. Opere che sono in attesa di avvio o che non hanno avuto l’attesa dignitosa conclusione.
In questa comunità hanno un ruolo anche i giornalisti e io mi prendo la mie responsabilità per la vicenda Del Ponte. Quando arrivò il grande finanziamento per il Circolo contestai chi non era stato previdente, non aveva cioè ipotizzato e studiato il suo trasferimento in zone ben più idonee, una poteva essere quella universitaria e della provincia a Bizzozero. Una contestazione che, sbagliando, non ho ripetuto all’annuncio del materno-infantile. Non mi avrebbero dato retta, ma oggi avrei avuto la coscienza tranquilla. Hanno ripetuto la blasfemia urbanistica rappresentata dalla ulteriore cementificazione del “Circolo”, sono andati contro il buon senso perché è già costato di più abbattere e ricostruire il Del Ponte invece di realizzarlo altrove. Da anni appena è possibile i nuovi ospedali vengono costruiti in periferia. E il “nuovo nosocomio” varesino di cento anni or sono ebbe sede adeguata in viale Borri, cioè in periferia.
Secondo gli esperti il “nuovo” Circolo potrà servire bene la città non oltre gli Anni ’30. Realizzare il secondo Del Ponte in una sede ampia e accessibile sarebbe stata la premessa di sviluppo certo. Da noi accade troppe volte che azioni o inazione portino a errori enormi.
Ma accontentiamoci di Varese per le sue autentiche eccellenze: il lavoro, la solidarietà, il volontariato, la capacità di consolarsi con lo sport praticato o “tifato” con amore.
Non è poco, anzi è tutto ciò che serve per continuare una storia già grande.
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