Vi racconto il mio viaggio in Bipa
Claudio Farinone va a lavorare a Lugano con una bicicletta a pedalata assistita
Tutti i giorni la solita vicenda di nevrosi quotidiana. Esco da un’intensa giornata lavorativa e mi getto con la mia vettura nel marasma autostradale che porta da Lugano verso la dogana di Gaggiolo dove, previa opportuna e interminabile coda, raggiungerò l’Italia e poi Varese. Trenta chilometri o poco più che percorro in un’ora bella abbondante, stabilendo un autentico primato dei 25Km/h di media. Per raggiungere l’ambìto record, muovo circa una tonnellata e mezza, 140 cavalli di potenza, scarico nell’aria il mio contributo giornaliero all’inquinamento in CO2 e, dopo l’inevitabile litigata con il prepotente di turno che mi soffia il posto in coda, vedo materializzarsi il lettino dello psicanalista. A meno che non vi sia all’orizzonte una soluzione alternativa. Raggiungere Lugano con i mezzi pubblici è operazione ardua. La famigerata Arcisate-Stabio si farà attendere ancora.
La mia passione per la bicicletta, per l’aria pulita e il quieto vivere mi hanno invitato a provare tempo fa un prodigioso mezzo, detto "bicicletta a pedalata assistita" o, più amichevolmente, Bipa. Una folgorazione. Ma che cos’è la Bipa? Non è affatto un ciclomotore ma nemmeno una bicicletta comune, è una due ruote dotata di motorino e batteria che, quando la pedalata si fa pesante, ti assiste rendendoti ogni impervia salita, un disteso e rilassato percorso pianeggiante. E in pianura? Ci vado in relax, senza sudare, tra i 25 e i 30 Km/h, doppiando per un soffio la media della mia Golf. Ma in tutto ciò, risparmio un bel po’ di gasolio, manutenzione, riverso schifezze nell’ambiente per un trecentesimo della quantità, pratico una sana attività aerobica. E già, perché se non pedalo, la mia Bipa non si sposta di un millimetro! Nel percorso e con il tempo risparmiato mi bevo un caffè, ammiro le bellezze della natura e del paesaggio sul lago, sento il variare delle stagioni e della temperatura e alimento la mia vanità suscitando le invidie dei colleghi che arrivano al lavoro agitando nervosamente le chiavi dell’auto, dopo un’accesa litigata al semaforo.
Anche la domenica prendo spesso la mia Bipa e mi aggiro per le vie discoste della città tra salite abbattute come niente, dalle quali la mia pigrizia atavica mi terrebbe lontano se dovessi usare una bici normale. E quando sono in vena di sport, tolgo la batteria e ci do dentro con il mio apparato muscolare.
Una confessione: non vado in Bipa proprio da Varese a Lugano ma, data la pericolosità della Valganna, porto la Bipa in auto fino a Ponte Tresa e proseguo fino al lavoro su una splendida pista ciclabile in mezzo alla natura.
Il mio portabici è agile e sicuro e ci carico la mia Bipa in 45 secondi, cronometro alla mano.
Pensate un po’ se tutte le persone che raggiungono la città in auto adottassero una soluzione di questo tipo? Si lascia l’auto fuori porta, si scarica la due ruote, Bipa o normale a seconda del percorso, e ci si gode la vita.
Perché la bici è un mezzo sociale, oltre che economico e salutare. La sua velocità ci impone alla riflessione, all’osservazione, all’incontro.
Faccio l’avvocato del diavolo: "Si, ma chi ci va a Varese in bici? E’ pericoloso! E quando piove?"
Hai ragione, caro il mio avvocato, ma solo in parte. Per l’acqua esistono splendide e divertenti mantelle mentre per la pericolosità, hai ragione. Varese è totalmente sprovvista di piste ciclabili, fatta qualche patetica eccezione di non più di cento metri. Ma è la domanda che fa l’offerta. Non aspettiamo la lentezza e l’ottusità della politica e proviamo a ripartire da noi stessi, dalle nostre riflessioni, dal nostro desiderio di benessere e di vicinanza, assopito nei sedili dell’abitacolo o annebbiato dai vetri scuri di un fuoristrada. L’auto è una scatola nera dentro alla quale cerchiamo protezione e proviamo illusoriamente a sentirci forti. Ma che a un’attenta analisi, ci rivela tutto e ci smaschera.
La bici è divertimento, socialità, aria buona, salute, economia, rispetto per la natura. In buona sostanza, un modo per riappropriarsi della voglia di sorridere.
(nella foto Claudio Farinone che oltre a viaggiare in bipa è un musicista professionista)
Due notizie tecniche per neofiti
Una buona Bipa è avvicinabile con poco più di mille euro, con batteria al litio, senza effetto memoria, che ricaricate senza farle scaricare del tutto, come il vostro smartphone.
In sostanza, si ammortizza in poco tempo se si calcolano: benzina, tagliandi, palestra, psicanalista, pastiglie per il colesterolo. Se non pedali la Bipa non si muove. Puoi andare in tutti quegli spazi negati ai mezzi a motore perché è a tutti gli effetti una bicicletta. Si possono percorre anche le corsie dei bus, anche se pochi lo sanno. Due bei cestini ti permettono di caricarci la spesa e borse da ufficio – quelle che uso io – accolgono documenti e computer.
La puoi caricare su un normale portabici. Un viaggetto sul web vi porterà a capire possibilità e modelli. Addirittura una marca di auto la propone come optional integrato nella vettura. Favoloso.
La puoi provare Domenica 22 Settembre in Piazza Monte Grappa, alla giornata della Bipa!
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