Sei mesi fa, dopo aver tenuto una conferenza pubblica che apriva la stagione degli incontri degli "Amici del Sacro Monte", gli stessi ci chiesero un articolo da pubblicare sul loro periodico.
Le riflessioni di allora sono ancora più amare alla luce della notizia della chiusura del Borducan.
Potremmo spendere ancora tante parole di critica sulla gestione del borgo, ma temiamo cadano nel vuoto.
È tempo di fare e non di parlare. La propaganda ha stordito i cittadini, e oggi ci piacerebbe vedere fatti concreti da parte dei culturi della varesinità e del ripristino della funicolare così tanto voluta da chi governa il territorio da oltre 20 anni.
Di seguito il testo integrale uscito sulla rivista Il nostro Sacro Monte.
“Negli ultimi due anni la realtà turistica del nostro territorio è cambiata radicalmente. Lo registriamo nelle presenze delle strutture alberghiere, ma anche dall’afflusso delle visite al sito Internet. Al secondo posto per accessi abbiamo diverse città della Cina”.
A parlare è Luca, il responsabile della comunicazione del Parco delle Cinque terre. I dati che riporta confermano le profonde mutazioni della nostra vita quotidiana, soprattutto in due ambiti precisi: la comunicazione e il turismo.
Cosa c’entra tutto questo con Sacro Monte? Molto, anzi moltissimo perché Santa Maria del Monte è un gioiello del nostro territorio e troppo spesso siamo alle prese con “piccoli” problemi, senza avere la capacità di alzare lo sguardo per poter pensare una reale valorizzazione e possibili sviluppi al passo con i tempi.
Con la consapevolezza che ogni luogo è unico, va preservato nella propria integrità, va rispettato e curato perché non se ne snaturi tradizioni e bellezze, occorre esser coscienti che il nostro borgo è una autentica miniera d’oro. Lo è per la bellezza della sua collocazione, per l’arte, per la peculiarità architettonica, per la sacralità che offre, per il percorso delle Cappelle, per la sua funicolare, per la sua natura.
Sacro Monte è stato per decenni la metà di un turismo “ricco”, di elite, un po’ esclusivo. Oggi non trova una sua collocazione e ha perso ogni capacità di attrazione, non perché non meriti una visita, una gita, un pellegrinaggio, una tappa di trekking o altre ragioni di viaggio, ma perché non riesce a promuoversi. Questo non permette di valutare un diverso sviluppo e quindi la crisi si avvolge su se stessa perché le risorse sono sempre più scarse e con queste le iniziative e le proposte sia per i cittadini locali e gli abitanti stessi, sia per i turisti.
Le rare eccezioni, si veda le stagioni del Teatro Sacro, hanno grande successo. Quello che manca è una visione e una pianificazione.
Questa assenza la si può leggere proprio dalle modalità di comunicazione. I luoghi, le tradizioni hanno un valore inestimabile e il mondo sa coglierle, ma deve poterle conoscere.
Alle Cinque terre hanno un territorio strepitoso con un parco marino tra i più belli e importanti del mondo. La loro comunicazione integra i vari mezzi, ma ha messo al centro Internet e i vari strumenti che oggi popolano la Rete. Alle milioni di presenze annuali nei cinque borghi e relative spiagge, si aggiungono altrettanti visitatori virtuali che fanno promozione del territorio.
Non è difficile da capire che dobbiamo aprirci laddove ci sono turisti potenziali e interessati a scoprire le autentiche bellezze del nostro Paese. Vanno però fatti dei passi precisi e trasparenti nella direzione di un’accoglienza che, ancor prima di quella fisica, preveda una cura nella dimensione virtuale. Non è più un “gioco” per ragazzini, ma qualcosa di serio e fondamentale per tornare a far vivere in tutto il suo splendore l’antico borgo. Tutto questo nel totale rispetto del suo delicato ecosistema che non richiede altri interventi strutturali costosi, ma una precisa volontà di sviluppo. Significherebbe valorizzare la nostra cultura, il nostro territorio, aumentare l’occupazione e le opportunità anche per la popolazione locale.
Non basta crederci, ma sarebbe già un bel passo avanti.
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