“Ho invitato il Presidente Maroni in Senato a spiegare la sua Riforma”
La presidente della commissione Sanità in Senato ha visitato l'Asfarm che rappresenta un modello da replicare per cambiare un sistema troppo centrato sugli ospedali. E sul gioco patologico chiede meno ipocrisia
« Ho invitato il Presidente Maroni in Commissione Sanità al Senato perché spieghi come sarà la Riforma della Lombardia. Stiamo ancora aspettando una risposta» La senatrice Emilia De Biasi, presidente della Commissione sanità a Palazzo Madama, è stata oggi a Varese, prima relatrice in un convegno dedicato all’etica in medicina organizzato dall’Università dell’Insubria, e poi ospite dell’Asfarm l’azienda speciale del comune di Induno che si occupa di servizi socio sanitari : « Sono realtà come questa che devono effettivamente farsi carico del bisogno sociale – ha affermato la senatrice – La popolazione sta cambiando e così i bisogni nel settore medico: si parla molto di più di cronicità dovuta sia all’aumento dell’età media sia all’incremento di patologie quali diabete, ipertensione. Occorre che il territorio funga da sentinella per accompagnare il paziente evitando che si acutizzi e finisca, così in ospedale».
La funzione che dovranno svolgere i POT previsti dalla Riforma lombarda…
« A tutt’oggi non sappiamo ancora molto dell’iniziativa della giunta Maroni. Sappiamo che si discute ancora tra tre versioni presentate dalla maggioranza e due dall’opposizione. Per questo motivo gradiremmo ascoltare il Presidente Maroni».
La sanità, comunque, è una questione regionale
« Ma inserita in un Patto, il Patto della Salute, sottoscritto nel luglio scorso. Lì vengono indicate le linee guida e i principi ispiratori che devono accompagnare ogni intervento. Occorre costruire un modello in cui si perda la centralità degli ospedali che rimarranno con la loro funzione di cura delle criticità e delle emergenze. Ma la rete territoriale dovrà dare quelle risposte che oggi si trovano spesso solo nei pronto soccorso. Una volta che l’assistenza del territorio sarà adeguata, si potrà procedere con una ridefinizione dell’offerta ospedaliera: diminuire i posti letto, eliminare reparti doppi, abolire servizi sottodimensionati come le ginecologie che registrano meno di 500 parti all’anno. I medici in ambulatori condivisi e le farmacie multiservizio dovranno essere il punto di riferimento per i cittadini».
Fino ad ora, però, il territorio è stato carente. Come si fa a modificare il sistema?
« Le Regioni dovranno vigilare perché i presidi funzionino. Sono loro a avere la responsabilità di questa transizione».
Cambiano discorso, parliamo di gioco patologico. Molti sindaci sono preoccupati di perdere qualsiasi autorità in questo delicato settore, di non poter più limitare o decidere restrizioni per limitare il proliferare di offerte di gioco
« Dobbiamo iniziare a pensare che l’autonomia porta a situazioni a macchia di leopardo e ciò non va bene. Occorre una regia perché tutto il paese sappia cosa si può fare e cosa no. E poi dobbiamo anche allargare un po’ l’orizzonte: non esistono solo le slot machine o i gratta e vinci. Ci sono siti internet e anche canali televisivi che favoriscono e incentivano il gioco. In questo settore vorrei più fatti e meno ipocrisia: chi mi sa quantificare in modo oggettivo a quanto ammontano i “costi sociali” del gioco? Non esiste una fotografia precisa, mentre, invece, abbiamo ben chiare le dimensioni dell’industria del gioco, con i suoi 120.000 addetti e il terzo fatturato industriale del paese. E stiamo parlando di gioco legale. I paletti vanno messi, soprattutto a tutela dei minori, e le sanzioni devono essere serie. È una questione culturale che si deve portare avanti».
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